Lvmh, il freddo sulla moda raffredda la borsa dopo i conti 2025
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Redazione Economia
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Mentre i mercati europei cercavano un debole orientamento in attesa delle decisioni della Federal Reserve, che ha confermato, come largamente atteso, una politica di tassi invariati, un solo Titolo è bastato a spostare l'attenzione generale e a trascinare in basso un intero settore. Lvmh, il colosso francese del lusso, ha infatti aperto in forte ribasso alla Borsa di Parigi, perdendo fino al 7% nonostante avesse chiuso l'esercizio 2025 con un utile netto superiore alle previsioni degli analisti. La reazione, per certi versi sorprendente, si spiega solo scavando nelle pieghe dei conti, i quali, se da un lato hanno mostrato una resilienza complessiva, dall'altro hanno rivelato una criticità in quell'area che, per fatturato e immagine, costituisce il cuore pulsante del gruppo: la divisione Moda e Pelletteria. È proprio lì, infatti, che gli analisti hanno individuato performance definite apertamente "deludenti", un giudizio che ha immediatamente sovvertito la lettura positiva dei profitti e ha innescato un'ondata di vendite.
I numeri che hanno deluso gli investitori
Il bilancio consolidato per il 2025, che il gruppo ha archiviato rafforzando ulteriormente il controllo sul prestigioso marchio italiano Loro Piana con un investimento da un miliardo di euro per portare la partecipazione dall'85% al 94%, fotografa infatti un anno di transizione non privo di ombre. I ricavi totali, che ammontano a 80,8 miliardi di euro, segnano un calo del 5% a cambi correnti rispetto agli 84,68 miliardi del 2024, sebbene la flessione si riduca all'1% se si considerano i tassi di cambio costanti. Ancora più significativa è la contrazione dell'utile operativo, sceso del 13% attestandosi a 10,9 miliardi. Sono dati che, nel loro insieme, hanno indotto il mercato a una rivalutazione delle prospettive a breve termine, punendo senza esitazione un titolo considerato per anni un sicuro rifugio.
L'effetto domino sul comparto del lusso
La débâcle di Lvmh non è rimasta confinata al titolo parigino, ma ha rapidamente contagiato l'intero paniere europeo del lusso, innescando quello che gli operatori definiscono un "trade settoriale". A Parigi, Kering e Hermès hanno registrato perdite significative, mentre a Milano il tonfo ha coinvolto nomi di primo piano come Moncler e, in misura ancor più marcata, Salvatore Ferragamo, il cui titolo ha ceduto oltre il 6% nonostante un comunicato avesse segnalato un lieve miglioramento nelle vendite dirette nei periodi più recenti. Questo movimento corale ha evidenziato, al di là delle specificità aziendali, una fragilità di fondo del settore di fronte a segnali di normaleizzazione della domanda dopo anni di crescita straordinaria, spingendo molti a liquidare parte dei propri investimenti in un'area considerata ormai matura per una correzione.
Lo scenario di mercato e le prospettive
In questo contesto, l'indice FTSE Mib italiano, che pure aveva inaugurato la seduta in leggero rialzo sfiorando i 45.500 punti sostenuto dalle attese positive sull'economia statunitense sotto la presidenza di Donald Trump, ha visto erodere parte dei guadagni iniziali sotto la pressione del comparto beni di lusso. L'impostazione tecnica di breve periodo, che lasciava intravedere la possibilità di nuovi allunghi verso l'area dei 45.750-45.800 punti e, in prospettiva, verso i massimi degli ultimi venticinque anni posti a ridosso dei 46.000 punti, viene dunque temporaneamente messa in discussione da una volatilità settoriale che impone cautela. Resta da vedere, nelle prossime sedute, se il mercato saprà assimilare le informazioni contenute nei conti di Lvmh, distinguendo le vulnerabilità di un singolo business dalla solidità dell'intero gruppo, o se continuerà a leggere i dati come un primo, preoccupante segnale di inversione di trend per un'industria che aveva trainato i listini per un decennio.




