La caccia all'uomo si conclude a Salem, il killer della Brown University e del professore del Mit si toglie la vita
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Redazione Esteri
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Il Corpo di Claudio Manuel Neves Valente, il quarantottenne portoghese ricercato per la duplice strage, è stato rinvenuto senza vita in un capannone a Salem, nel New Hampshire, ponendo fine a una caccia all'uomo protrattasi per sei giorni, che aveva tenuto con il fiato sospeso non solo il Rhode Island ma l'intera East Coast. L'uomo, il cui nome era circolato nelle ultime ore come principale sospettato, è stato identificato dalle autorità federali e dalla polizia di Providence come l'autore materiale della sparatoria nel campus della Brown University, episodio nel quale persero la vita due studenti e altri nove rimasero feriti, e dell'omicidio successivo del fisico nucleare Nuno F.G. Loureiro. Addosso a Valente, come confermato dalle dichiarazioni ufficiali, gli investigatori hanno ritrovato gli stessi indumenti immortalati dalle telecamere di sicurezza nelle immediate vicinanze del primo crimine, oltre a una borsa e a due armi da fuoco, una delle quali, verosimilmente, lo strumento del suicidio.
Il legame tra le vittime e il movente ancora oscuro
Sebbene il caso possa considerarsi chiuso sul piano dell'individuazione del responsabile, rimangono fitte le ombre sulle ragioni che spinsero l'ex studente della Brown a compiere gesti di tale violenza. Il movente, al momento, costituisce il nodo centrale delle indagini ancora in corso, le quali devono dipanare un filo che collega due episodi separati nello spazio e nel tempo ma uniti, probabilmente, da una medesima furia distruttiva. Quel che è emerso, e che lega indissolubilmente le due vittime, è il passato comune di Valente con il professor Loureiro, assassinato due giorni dopo la sparatoria nel campus nella sua abitazione di Brookline: entrambi, infatti, più di due decenni fa, frequentavano la stessa università, un dettaglio che non può essere considerato casuale e che delinea una storia personale complessa, le cui radici affondano in un periodo lontano. La natura di quel legame, se di amicizia, rivalità o qualcosa d'altro, è tutto da accertare, mentre non risultano, almeno dalle prime indiscrezioni, contatti significativi tra il killer e gli studenti colpiti a Providence.
La svolta investigativa arriva da un post sul web
A condurre gli inquirenti verso la definitiva identificazione del sospettato e, soprattutto, a suggerire per primi la connessione tra i due delitti apparentemente scollegati, è stato un intervento anonimo sulla piattaforma Reddit. Quel post, i cui dettagli tecnici non sono stati divulgati per non interferire con il procedimento giudiziario, ha fornito agli investigatori della Fbi e della polizia locale gli elementi necessari per unire i puntini, trasformando due linee d'inchiesta parallele in un'unica, coerente traiettoria che convergeva verso Claudio Neves Valente. Senza quella spunta digitale, la ricostruzione degli eventi avrebbe potuto seguire tempi ben più lunghi, considerando che l'uomo, dopo il primo fatto di sangue, era riuscito a dileguarsi e a spostarsi in un altro stato, eludendo per giorni i controlli.
Le armi e il profilo di un assassino solitario
La scoperta delle due pistole accanto al pone interrogativi stringenti sulla facilità con cui Valente abbia potuto procurarsele, un aspetto che verrà senza dubbio esaminato a fondo nelle prossime fasi. Il suo profilo, quello di un uomo di mezza età con un trascorso da universitario in un ateneo di élite ma apparentemente senza una storia criminale pregressa di rilievo, sembra incastrarsi in quel modello di aggressore solitario e difficilmente prevedibile che le cronache, purtroppo, hanno già descritto. La sua morte, per mano propria, sottrae alla giustizia formale la possibilità di un processo e, con esso, la speranza di risposte chiare e definitive per i familiari delle vittime, i quali si trovano ora a dover affrontare un lutto reso ancor più straziante dall'opacità delle ragioni che lo hanno causato.




