Glifosato, la Corte suprema Usa blocca le cause contro Bayer: «Nessun obbligo di avvisare sul rischio cancro»
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Redazione Economia
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La Corte suprema degli Stati Uniti ha chiuso le porte a decine di migliaia di cause intentate contro Bayer, la multinazionale tedesca proprietaria del marchio Roundup, l'erbicida a base di glifosato al centro da anni di un acceso contenzioso giudiziario.
Con una decisione che si è consumata con sette voti favorevoli e due contrari, i giudici hanno stabilito che l'azienda non aveva l'obbligo legale di apporre un'avvertenza sul rischio di cancro sull'etichetta del prodotto, poiché tale avvertenza non è richiesta dall'Environmental Protection Agency (EPA), l'agenzia federale che regola la vendita dei pesticidi.
La sentenza sul caso Durnell
Il verdetto, che ha suscitato un'immediata reazione sul mercato azionario facendo schizzare il titolo Bayer di oltre il 16 per cento, ha di fatto ribaltato una precedente decisione di un tribunale del Missouri che nel 2023 aveva condannato Monsanto, la società acquisita da Bayer nel 2018, a pagare un risarcimento di 1,25 milioni di dollari a John Durnell, un cittadino del Missouri che aveva sviluppato un linfoma non-Hodgkin dopo aver utilizzato il Roundup per oltre vent'anni come "uomo degli spray" per l'associazione di quartiere.
I giudici della Corte suprema, con l'opinione maggioritaria redatta dal giudice Brett Kavanaugh, hanno accolto il ricorso di Bayer, stabilendo che la richiesta di Durnell, che mirava a far dichiarare il prodotto "maletichettato" per mancanza di un'adeguata informazione sul pericolo cancerogeno, è in contrasto con il principio della preemption sancito dalla legge federale che disciplina i pesticidi.
Il ruolo della legge federale e dell'Epa
Il perno della decisione risiede nel Federal Insecticide, Fungicide and Rodenticide Act (FIFRA), la normativa che affida all'EPA il compito di registrare i pesticidi e di approvarne le etichette, vietando agli Stati federati di imporre requisiti aggiuntivi o diversi da quelli federali.
L'EPA, che da decenni sostiene che il glifosato, se usato secondo le istruzioni, non è probabile che causi il cancro, ha sempre approvato l'etichetta del Roundup senza includere alcuna avvertenza sul rischio di cancro, un'approvazione che la Corte ha equiparato a un obbligo federale per il produttore. Di conseguenza, per i giudici, pretendere che Bayer aggiungesse un'avvertenza richiesta da una legge statale avrebbe costituito una violazione di questo obbligo federale, esponendo l'azienda a potenziali sanzioni penali.
"La richiesta di Durnell", si legge nella sentenza, "richiederebbe un'etichetta con un'avvertenza sul cancro, un requisito 'aggiuntivo' e 'diverso' da quello imposto dall'EPA ai sensi del FIFRA. Pertanto, la legge federale prevale espressamente sulla richiesta di Durnell".
Le reazioni e il futuro dei contenziosi
La sentenza, che ha visto l'amministrazione del presidente Donald Trump schierarsi a favore di Bayer, è stata accolta con favore dalla multinazionale, che ha parlato di un passo decisivo per chiudere un contenzioso che, tra risarcimenti e accantonamenti, le è già costato più di 10 miliardi di dollari dal 2018.
L'azienda, che all'inizio dell'anno aveva proposto un accordo collettivo da 7,25 miliardi di dollari per risolvere gran parte dei casi rimanenti, ha affermato che il verdetto dovrebbe portare al ritiro delle cause basate sulla mancata avvertenza e scoraggiarne di nuove, concentrando il contenzioso residuo su altri aspetti, come i difetti di progettazione del prodotto.
Al contrario, gli avvocati dei querelanti hanno definito la decisione come "un duro colpo alla responsabilità delle imprese", mentre il senatore democratico Edward Markey ha accusato la Corte di aver anteposto l'immunità aziendale alla salute dei cittadini, annunciando battaglie legislative per modificare la legge.
La controversia scientifica sul glifosato
Il dibattito scientifico sulla pericolosità del glifosato, lungi dall'essere sopito, resta acceso. Se l'EPA e numerose altre agenzie regolatorie internazionali, come l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, hanno espresso un parere di sostanziale sicurezza, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell'Organizzazione mondiale della sanità ha invece classificato la sostanza come "probabilmente cancerogena" per l'uomo già nel 2015, una divergenza che ha alimentato per anni le aule di giustizia.
Tuttavia, la decisione della Corte suprema, concentrandosi esclusivamente sul profilo giuridico della preemption, ha di fatto tracciato una linea netta tra ciò che è richiesto dalla legge federale e ciò che potrebbe essere sostenuto da singoli cittadini, sollevando un velo, per quanto pesante, sul futuro legale di Bayer negli Stati Uniti.




