Shrinkflation, da oggi scatta l'obbligo per i supermercati di avvisare i clienti: meno prodotto allo stesso prezzo
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Redazione Economia
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La scatola di biscotti che sembra identica, lo stesso prezzo sullo scaffale, eppure dentro c'è meno prodotto di prima. Quante volte è capitato, magari senza nemmeno accorgersene, di portare a casa una confezione più leggera pagandola come sempre? È la shrinkflation, un fenomeno che negli ultimi anni ha interessato non solo i generi alimentari, come cereali, yogurt, gelati e snack, ma anche detersivi, carta igienica, shampoo e dentifrici, e che da oggi, 15 luglio, deve essere segnalato per legge ai consumatori nei punti vendita e sui siti di e-commerce.
La norma, voluta dal governo Meloni e frutto di un lungo iter che ha visto un dietrofront sull'obbligo di etichettatura diretta, impone ai commercianti di esporre cartelli o avvisi digitali che informino la clientela quando un prodotto, a parità di prezzo, contiene meno quantità rispetto alla versione precedente.
Il provvedimento arriva dopo che l'iniziale dicitura obbligatoria sulla confezione, prevista per l'aprile 2025, era stata bocciata dalla Commissione europea, che l'aveva giudicata sproporzionata e lesiva della libera circolazione delle merci nel mercato unico.
Un percorso a ostacoli: dall'etichetta in confezione ai cartelli in negozio
La genesi di questa normativa è stata tutt'altro che lineare. Già nel dicembre 2024, con la legge annuale per il mercato e la concorrenza, il governo aveva introdotto nel Codice del consumo l'articolo 15-bis, che prevedeva l'obbligo per i produttori di apporre in bella vista sulla confezione una dicitura del tipo: "Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità".
L'avviso, che sarebbe dovuto rimanere per sei mesi dalla commercializzazione del prodotto ridotto, era stato pensato per rendere immediatamente percepibile al consumatore il cambiamento, aggirando quella distrazione che spesso porta a non controllare il peso netto sull'etichetta.
Tuttavia, la misura, che avrebbe dovuto scattare il 1° aprile 2025, è stata subito contestata dall'Unione Europea, che ha avviato una procedura di infrazione, ritenendo l'obbligo di etichettatura sproporzionato e un ostacolo al mercato interno, capace di costringere le imprese a realizzare confezioni specifiche solo per l'Italia.
Di fronte a queste obiezioni e ai pareri contrari di Austria e Svezia, il governo è stato costretto a rivedere la norma, cancellando l'obbligo di dicitura sulla confezione e sostituendolo con un sistema di comunicazione lungo la filiera commerciale, una soluzione che ha suscitato forti critiche da parte delle associazioni dei consumatori.
Come funzionerà la nuova segnalazione nei punti vendita e online
Con l'entrata in vigore delle nuove disposizioni, il meccanismo cambia radicalmente. Non sarà più il produttore a informare direttamente il consumatore sulla confezione, ma l'intera filiera dovrà attivarsi per garantire la trasparenza.
Quando un'azienda decide di ridurre la quantità nominale di un prodotto senza modificare proporzionalmente il prezzo – un'operazione che si traduce in un aumento "nascosto" del prezzo per unità di misura – dovrà trasmettere una comunicazione standardizzata ai distributori e ai rivenditori, indicando la variazione quantitativa e la percentuale di incremento del prezzo direttamente imputabile alla riduzione del contenuto.
Saranno poi i negozi fisici e i siti di vendita online a dover rendere queste informazioni accessibili ai consumatori, attraverso cartelli esposti nel punto vendita con modalità chiaramente visibili e leggibili, o tramite avvisi digitali al momento della presentazione del prodotto.
L'obbligo di informazione, però, non durerà per sempre: la segnalazione dovrà rimanere esposta per un periodo di tre mesi a decorrere dalla data di immissione in commercio del prodotto riproporzionato, la metà rispetto ai sei mesi inizialmente previsti dalla prima versione della legge.
Le critiche del Codacons e il nuovo spettro della "skimpflation"
Le associazioni dei consumatori, in prima linea il Codacons, non hanno nascosto il loro scetticismo riguardo l'efficacia di queste nuove regole, giudicandole "annacquate e poco incisive" rispetto al progetto originale. Il principale timore è che un sistema di comunicazione che si affida a cartelli in negozio, in mezzo a mille altre informazioni, possa passare inosservato agli occhi distratti di chi fa la spesa, a differenza di un'avviso impresso direttamente sulla confezione del prodotto che si ha in mano.
Inoltre, la riduzione del periodo di esposizione da sei a tre mesi riduce ulteriormente la finestra di trasparenza per il consumatore. Secondo le stime del Codacons, la shrinkflation colpisce un mercato dei beni di largo consumo del valore di circa 120 miliardi di euro e si traduce in aumenti occulti dei prezzi medi tra il 10% e il 18%, con punte che in alcuni casi raggiungono il 40%.
A preoccupare, inoltre, non è solo la riduzione della quantità, ma anche il fenomeno parallelo della "skimpflation", ossia la pratica con cui i produttori, per abbattere i costi, riducono la qualità delle materie prime – ad esempio sostituendo il burro con l'olio di palma o le uova fresche con derivati in polvere – senza diminuire il prezzo finale, una dinamica che le nuove norme non sono in grado di contrastare.




