Shrinkflation, dal 15 luglio scattano le nuove regole contro la riduzione occulta dei prodotti
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Redazione Economia
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Meno prodotto nella confezione, stesso prezzo sullo scaffale. Dal 15 luglio, salvo colpi di scena dell'ultimo minuto, scatta ufficialmente il nuovo quadro normativo italiano pensato per arginare la shrinkflation, quel fenomeno, subdolo e sempre più diffuso, per cui i produttori riducono le quantità dei beni confezionati senza operare una parallela e visibile riduzione del prezzo. La data rappresenta un termine cruciale per il provvedimento, la cui entrata in vigore è ora subordinata all'assenza di contestazioni da parte dell'Unione Europea.
A ricordarlo è il Codacons, che in una nota ha ricostruito l'iter normativo: lo scorso 15 aprile il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha notificato il progetto di decreto legislativo alla Commissione Europea, avviando una procedura che concede tre mesi di tempo a Bruxelles per sollevare eventuali rilievi. In assenza di osservazioni entro il 15 luglio, il decreto si intenderà automaticamente approvato. Il provvedimento, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 28 marzo, è ora in attesa del via libera definitivo.
Il valore del mercato e l'impatto sugli aumenti occulti
Secondo le stime del Codacons, il mercato dei beni di largo consumo, che rappresenta il principale terreno di caccia di questa pratica, vale in Italia circa 120 miliardi di euro l'anno. La shrinkflation produce un effetto distorto sui prezzi, traducendosi in rincari mascherati che mediamente oscillano tra il 10 e il 18 per cento. In alcuni casi, la riduzione del peso o del volume può comportare un incremento reale del costo al chilogrammo o al litro che supera il 40 per cento, una percentuale che incide pesantemente sul potere d'acquisto delle famiglie.
Non si tratta di un fenomeno marginale né di circoscritta a pochi settori: la pratica riguarda trasversalmente diverse categorie merceologiche. Tra i prodotti più esposti figurano gli alimentari, con i cereali, gli yogurt, i gelati, gli snack, i biscotti, le fette biscottate, le salse pronte, i formaggi in confezione e le bibite. La stessa dinamica si riscontra nei prodotti per la casa, come detersivi e carta igienica, e in quelli per la cura del corpo, tra cui bagnoschiuma, shampoo e dentifricio.
Come funzionano le nuove misure di contrasto
Il sistema di regole introdotto dal governo punta a rendere più trasparenti queste variazioni, che spesso passano inosservate agli occhi del consumatore. L'obiettivo è porre un freno a una pratica commerciale considerata sleale, imponendo ai punti vendita e ai produttori di segnalare in modo chiaro ed evidente la modifica delle quantità.
Tra gli strumenti previsti vi è l'obbligo di esporre cartelli informativi e apposite segnalazioni sugli scaffali, che avvertano l'acquirente della riduzione della pezzatura o del peso del prodotto rispetto alla precedente versione. L'iniziativa si inscrive in una più ampia strategia di tutela dei consumatori, volta a contrastare gli aumenti occulti che hanno caratterizzato gli ultimi anni, un periodo in cui l'inflazione ha già messo a dura prova i bilanci familiari.
L'attesa per il via libera europeo
L'ultima parola spetta ora alla burocrazia comunitaria. Il decreto, che modifica il Codice del consumo, attende il responso di Bruxelles, chiamata a valutare la compatibilità delle misure con la normativa europea in materia di libera circolazione delle merci e concorrenza. Se la Commissione non solleverà obiezioni, il provvedimento entrerà in vigore a tutti gli effetti, fornendo alle autorità italiane gli strumenti per sanzionare le aziende che non rispetteranno i nuovi obblighi di trasparenza.
L'attenzione sul tema è alta, considerato che la shrinkflation rappresenta una delle pratiche più subdole per aggirare il controllo dei prezzi, colpendo i consumatori senza che questi se ne accorgano. La partita si gioca nei prossimi giorni, e il 15 luglio potrebbe segnare una svolta importante nella difesa del potere d'acquisto degli italiani.




