Jankto contro Nicola, l’attacco social senza precedenti: “È un coglione, non mi ha fatto giocare”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Finita la carriera, per qualcuno arrivano i conti in sospeso. E Jakub Jankto, trentenne ex centrocampista ceco ritiratosi nell’agosto del 2025 dopo aver collezionato presenze in Serie A con le maglie di Ascoli, Udinese, Sampdoria e infine Cagliari, ha deciso di saldare il suo debito con Davide Nicola utilizzando il linguaggio diretto e senza filtri dei social network, quelli che peraltro aveva già usato nel 2023 per il suo coming out, rompendo un tabù nel mondo del calcio professionistico. L’occasione per lo sfogo, come spesso accade in questa era di comunicazione istantanea e frammentata, è stata una banale domanda di un follower sulla sua pagina TikTok, un utente che gli chiedeva semplicemente quale fosse l’allenatore con cui si era trovato peggio in assoluto durante la sua permanenza in Italia; la risposta, come suo solito quando decide di esporsi, non è stata né vaga né diplomatica, ma anzi estremamente diretta e puntuale.

Il nome fatto da Jankto è proprio quello di Davide Nicola, il tecnico che lo ha avuto in rosa al Cagliari nella sua ultima stagione da calciatore, quella conclusasi prima dell’addio al professionismo anche a causa dei problemi fisici – una lesione di terzo grado ai legamenti della caviglia – che lo hanno tormentato e che lui stesso ha più volte indicato come una delle ragioni principali della sua decisione di smettere. “L’allenatore con cui mi sono trovato peggio? Davide Nicola, sto cazzo di coglione!”, ha esordito senza mezzi termini l’ex centrocampista, un’uscita che in poche ore è diventata virale rimbalzando da TikTok ad altre piattaforme come X, alimentando polemiche e dibattiti tra gli appassionati. La rabbia di Jankto, che traspare in modo vivido dalle sue parole, non si limita a un generico giudizio negativo sulle capacità tecniche o umane del mister, ma si appunta su un aspetto molto concreto e, per un calciatore, visceralmente frustrante: l’esclusione dal campo, la mancata opportunità di mettersi in mostra.

Le ragioni di un rancore, tra incomprensioni tecniche e scelte tattiche

“Non mi ha fatto giocare neanche un minuto”, ha proseguito Jankto nel suo video, specificando poi un dettaglio che aggiunge ulteriore peso alla sua accusa: “Nell’ultima stagione mi sono comportato benissimo solo per la squadra e per i tifosi”. Un’affermazione, quest’ultima, che lascia intendere come, al di là del rapporto personale con l’allenatore, il professionista ceco abbia voluto mantenere un contegno e un impegno verso l’ambiente e i sostenitori, quasi a voler distinguere il suo rapporto con il club da quello, evidentemente compromesso e ormai logoro, con la guida tecnica. La sua esperienza sotto la gestione Nicola, infatti, si è tradotta in zero presenze, una condizione che per un atleta abituato a giocare e a sentirsi parte del progetto – basti pensare che con Ranieri, da lui definito “un top” nonostante qualche attrito, aveva collezionato diciotto presenze l’anno prima – è difficile da accettare e che probabilmente ha contribuito ad accelerare la sua decisione di appendere gli scarpini al chiodo.

In un altro passaggio del suo intervento social, sempre rispondendo alle domande dei fan, Jankto ha tracciato un parallelo significativo, e piuttosto ironico, tra Nicola e un altro suo celebre allenatore: Claudio Ranieri. Se per il tecnico attuale della Cremonese, squadra che lotta per non retrocedere in Serie A e che arriva da un lungo periodo senza vittorie, non ha risparmiato epiteti pesanti, per Sir Claudio le parole sono state diametralmente opposte, anche se condite da una simpatica e umana contraddizione: “Lui è stato un top – ha detto il ceco parlando di Ranieri – anche se ammetto che avrei voluto ammazzarlo un milione di volte”. Un’uscita che dipinge il rapporto speciale e spesso fatto di alti e bassi emotivi che si può creare tra un giocatore e un mister, fatto di sfide, tensioni, ma anche di rispetto e di risultati, come quelli ottenuti insieme alla Sampdoria prima e al Cagliari poi, quando Ranieri lo volle fortemente per la scalata che riportò i sardi in massima serie e per la successiva salvezza.

L’eco della polemica e il contesto attuale di Nicola

L’attacco di Jankto, che arriva a distanza di mesi dal suo ritiro ufficiale annunciato via social per potersi dedicare al figlio e alla nuova vita da allenatore dei bambini a Praga, cade in un momento piuttosto delicato per Davide Nicola. L’allenatore, infatti, siede sulla panchina della Cremonese, compagine che in questo momento occupa una posizione di classifica preoccupante, stazionando in piena zona retrocessione e con una striscia di risultati negativi che dura ormai da diversi mesi, come dimostra l’ultima sconfitta patita proprio contro il Lecce, un ko che ha ulteriormente complicato il cammino dei grigiorossi verso la salvezza. Non è la prima volta che Nicola si trova a gestire situazioni complesse e spogliatoi difficili, ma la pubblicità di questa accusa così personale e volgare, amplificata dalla potenza dei social media, rischia di aggiungere pressione a un ambiente già teso, sebbene la vicenda riguardi un ex giocatore e un capitolo ormai chiuso della sua carriera.

Le parole di Jankto, al di là della loro crudezza lessicale, aprono uno squarcio sul dietro le quinte di una stagione difficile per il Cagliari e sollevano il velo su quei rapporti umani e professionali che, nel calcio, spesso determinano le sorti di una squadra più degli schemi tattici stessi. Resta il fatto che il giocatore ceco, oggi lontano dai riflettori dei grandi stadi e impegnato in una nuova vita tra immobili, e-sports e la panchina dei più piccoli, ha scelto il suo canale preferito, quello social dove non usa filtri, per mettere nero su bianco – o meglio, video su TikTok – un risentimento che evidentemente covava da tempo. Una reazione che, al netto della forma, fotografa la frustrazione di un professionista che si è visto negare la possibilità di salutare il campo con dignità, costretto ai box da una scelta tecnica che, a suo dire, prescindeva dal suo impegno e dal suo comportamento verso l’ambiente che lo circondava. Un episodio, questo, che conferma come i social siano ormai lo spazio privilegiato per qualsiasi tipo di sfogo, anche il più intimo e rancoroso, da parte di sportivi che hanno appeso gli scarpini al chiodo ma non la voglia di dire la loro.

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