Inchiesta arbitri, quei 50 secondi spariti nell’audio di Inter-Roma
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Redazione Sport
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L’inchiesta che da settimane agita il mondo arbitrale italiano ha trovato ieri un nuovo, e forse decisivo, punto di svolta. Se l’attenzione pubblica si era finora concentrata sul mancato rigore a Bisseck – episodio, quello del 27 aprile 2025, che molti osservatori hanno definito pesante nello scudollo nerazzurro – è un altro dettaglio tecnico a tenere banco nelle procure sportive e, stando a quanto risulta, anche in quelle ordinarie. Mi riferisco al cosiddetto «buco» nelle registrazioni ufficiali della Var per Inter-Roma: un’azione durata circa 90 secondi, ma di cui durante la trasmissione “Open Var” ne sono stati trasmessi soltanto 37. Tra i 50 e i 60 secondi di dialogo tra i direttori di gara risultano al momento non tracciati, nel limbo di un silenzio che gli inquirenti stanno cercando di colmare.
L’interrogatorio di Gervasoni a Milano
Proprio mentre questo buco temporale emergeva dai tabulati, a Milano si svolgeva un altro atto formale dell’inchiesta. Andrea Gervasoni, ex arbitro e supervisore Var, si è presentato alle 11 nella caserma della Guardia di Finanza per rispondere al pubblico ministero Ascione. Il suo legale, Michele Ducci, ha voluto precisare – prima dell’ingresso del cliente – che l’avviso di garanzia notificato a Gervasoni fa riferimento esclusivamente a un episodio specifico: il rigore concesso e poi revocato al Modena dopo la visione al monitor, in Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025. «Siamo qui per un episodio», ha ribadito Ducci, mentre Gervasoni si limitava a dire «rispetto il lavoro della magistratura, risponderò». Nessuna domanda, almeno per ora, sui 50 secondi di Inter-Roma.
Il racconto di Pasquale De Meo: «Denunciai il sistema, poi l’isolamento»
A gettare ulteriore luce sul clima interno all’Aia ci ha pensato un altro ex arbitro, Pasquale De Meo, foggiano con oltre cento presenze tra Serie A e B. De Meo ha svolto sia il ruolo di assistente in campo (il cosiddetto guardalinee) sia quello di assistente al Var. Nel 2023, ha raccontato, vide qualcosa che non lo convinse e decise di sporgere denuncia alla Procura federale. «Ho scelto di seguire le regole – ha detto – e sono stato isolato. Da lì è iniziato il mio calvario: mi davano dell’infame, mi hanno emarginato fino a quando non ho dovuto smettere». Un meccanismo, quello descritto da De Meo, che restituisce il senso di un ambiente chiuso, dove chi rompe il silenzio paga un prezzo altissimo.
Il nodo delle registrazioni mancanti e le prossime mosse
L’interrogatorio di Gervasoni si è concentrato solo su Salernitana-Modena, ma gli investigatori non escludono che il capitolo Inter-Roma possa essere riaperto con ulteriori audizioni. Quel vuoto di 50 secondi – un lasso di tempo enorme se si pensa alla frenesia comunicativa di una sala Var – rappresenta adesso un elemento oggettivo su cui la magistratura sta lavorando senza preclusioni. Nessuna ricostruzione ufficiale, finora, ha fornito una spiegazione tecnica per il mancato riversamento dell’audio integrale. E mentre Gervasoni usciva dalla caserma senza rilasciare altre dichiarazioni, il caso De Meo continuava a circolare nei corridoi delle procure: un promemoria vivente di quanto possa essere duro, per un arbitro, scegliere da che parte stare.




