Omicidio a Pioltello, il volo dall'ottavo piano e il pugno al cadavere: due fermati
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Redazione Interno
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Un episodio di violenza brutale, i cui contorni si sono delineati attraverso le parole di una telefonata, ha portato all'arresto di due uomini per l'omicidio di Juan Carlos Ortiz Duarte. Il giovane colombiano, conosciuto come Nené, ha perso la vita precipitando dall'ottavo piano di un condominio nella serata di sabato, in via Cimarosa, a Pioltello. La dinamica, ricostruita dai militari dell'Arma, appare come un susseguirsi di azioni agghiaccianti, iniziate quando la vittima era ancora in contatto vocale con la propria compagna. Lorena, la moglie, ha infatti riferito agli investigatori di aver sentito, attraverso il cellulare, il sopraggiungere di una persona e le grida del marito, poco prima che la comunicazione si interrompesse bruscamente.
La scena dopo la caduta
La morte, tuttavia, non è stata immediatamente conseguente al volo nel vuoto. Secondo quanto accertato, dopo aver scaraventato il 31enne dalla finestra, i due presunti aggressori – connazionali della vittima, di 45 e 32 anni, entrambi privi di un regolare permesso di soggiorno – si sarebbero recati nel cortile sottostante. Uno di loro, stando a quanto osservato da alcuni testimoni, aveva con sé uno straccio, quasi a volersi pulire le mani già insanguinate. Lì, dopo essersi avvicinato al esanime di Ortiz Duarte, che presentava una ferita alla testa, si è chinato su di lui. Dopo aver mormorato parole non comprensibili, l'uomo ha sferrato un pugno al volto del cadavere, in un gesto descritto dai presenti come carico di disprezzo, per poi allontanarsi con fare indifferente.
Le indagini e i moventi
Le indagini, che hanno portato rapidamente all'identificazione e al fermo dei due soggetti, hanno iniziato a far luce sui possibili antefatti della tragedia. La stessa compagna della vittima ha raccontato che, circa un'ora prima dell'aggressione mortale, Nené le aveva confidato di essere stato coinvolto in un alterco con un gruppo di sette o otto connazionali. Il riferimento a una sostanza stupefacente, la cosiddetta "cocaina rosa", e all'alcol sembra delimitare l'ambiente in cui si è generato il conflitto. La lite, maturata in un clima reso torbido da quei elementi, si sarebbe poi trasferita all'interno dell'appartamento da cui l'uomo è stato successivamente gettato, mentre era ancora al telefono con la moglie, la quale ha sentito un individuo che il marito chiamava "ninja".
La posizione dei fermati
I due uomini, ora accusati di omicidio, risiedevano nel comune alle porte di Milano e, come detto, versavano in condizione di irregolarità sul territorio italiano. Le forze dell'ordine hanno concentrato le proprie attività investigative sull'appartamento del palazzo, luogo dal quale si è originata la caduta, e sull'esame della scena del crimine. La crudeltà del gesto compiuto dopo la morte, quello di percuotere il volto di un già privo di vita, rappresenta un dettaglio che ha colpito profondamente gli inquirenti. La ricostruzione si basa sulle testimonianze di chi ha visto la scena in cortile e sui racconti della moglie, la cui chiamata si è trasformata, suo malgrado, in una tragica testimonianza in diretta degli ultimi istanti di vita del marito.




