Hamas delinea le sue condizioni per il negoziato al Cairo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre si avvicinano i colloqui in Egitto, previsti per lunedì, Hamas delinea con precisione le sue richieste, puntando a una tregua completa e a un ripiegamento delle forze israeliane. L’organizzazione, che definisce terroristica diversi paesi, chiede il ritiro dell’esercito israeliano alle posizioni occupate prima dell’ultima fase dell’operazione militare, ovvero al di fuori delle aree densamente popolate della Striscia di Gaza.

Le condizioni per il cessate-il-fuoco

Una delle condizioni più articolate riguarda la sospensione delle attività di caccia e dei voli dei droni, che dovrebbe durare dieci ore ogni giorno, prolungandosi a dodici nelle giornate dedicate al rilascio effettivo degli ostaggi ancora nelle sue mani.

Il recupero dei corpi degli ostaggi

Parallelamente alle trattative, procedono operazioni dal carattere macabro. Una fonte interna ad Hamas, rimasta anonima, ha dichiarato a una televisione saudita di aver avviato il recupero dei corpi degli ostaggi deceduti. “Abbiamo chiesto la cessazione dei bombardamenti per completare l’operazione”, ha affermato, lasciando intendere la delicatezza di un’attività che si svolge in un teatro di guerra ancora attivo. Un alto funzionario dell’organizzazione, parlando in forma riservata, ha ribadito l’interesse a “raggiungere un accordo per porre fine alla guerra”, aggiungendo la volontà di “avviare immediatamente il processo di scambio” dei prigionieri.

I criteri per il rilascio dei detenuti

Il negoziato, che secondo le previsioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump richiederà almeno un paio di giorni per i primi sviluppi concreti, toccherà anche i criteri per il rilascio dei detenuti palestinesi. Hamas ha già chiarito di voler applicare il principio di anzianità, basando le proprie liste sulla data di arresto e sull’età dei prigionieri. Questo approccio, che privilegia chi è in carcere da più tempo, mira a strutturare uno scambio che, nelle intenzioni dell’organizzazione, dovrebbe essere il più ampio possibile.

Tensioni politiche e complessità del dialogo

La complessità del dialogo è accentuata dalle diverse posizioni sul campo, con le parti che dovranno conciliare esigenze di sicurezza con obiettivi politici. L’atmosfera è tesa, nonostante l’urgenza percepita da entrambi i fronti. Il premier israeliano, del quale Trump ha criticato il tono “fottutamente negativo”, si trova a gestire una partita delicatissima, bilanciando la pressione internazionale con la necessità di ottenere garanzie solide per il proprio paese.

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