Famiglia nel bosco, slitta la perizia sui genitori per l'assenza del traduttore
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Redazione Interno
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Un nuovo ostacolo procedurale ha caratterizzato l’iter giudiziario che coinvolge i genitori della cosiddetta “famiglia nel bosco”, costringendo a un ulteriore rinvio. La perizia psichiatrica disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila su Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, infatti, non ha potuto avere inizio nella data prevista a causa dell’indisponibilità dell’interprete di lingua inglese formalmente incaricato dai magistrati. L’assenza di questa figura, la cui disponibilità è stata segnalata non prima di lunedì prossimo, ha reso inevitabile uno slittamento di sette giorni, rimandando un accertamento considerato cruciale per le valutazioni dei periti.
Un intoppo logistico con pesanti ripercussioni procedurali
L’imprevisto, che rientra nella categoria degli intoppi logistici ma che di fatto paralizza momentaneamente il procedimento, ha messo in luce una vulnerabilità del sistema, soprattutto quando vengono coinvolti cittadini stranieri. La perizia, che vede coinvolti per il tribunale la dottoressa Simona Ceccoli e per la difesa lo psichiatra Tonino Cantelmi, è finalizzata a valutare le condizioni psichiche dei due genitori, al centro di una vicenda complessa scaturita dalle condizioni di vita dei minori. Senza una mediazione linguistica certificata e garantita dall’autorità giudiziaria, qualsiasi valutazione e qualsiasi colloquio clinico perderebbero di validità, costituendo un vulnus insanabile nel contraddittorio.
La proposta di un’associazione per colmare il vuoto
Proprio sulla centralità di una corretta comunicazione ha puntato l’intervento dell’associazione Sos utenti aps di Ortona, la quale, analizzando le dichiarazioni pubbliche della coppia, ha rilevato come la loro conoscenza dell’italiano sia estremamente limitata e del tutto insufficiente per un dialogo consapevole in sede tecnica. Per questo, l’ente del terzo settore, attraverso il suo segretario generale Andrea Valente, ha annunciato di aver messo a disposizione dei due genitori, a Titolo gratuito, un’interprete professionista, nel tentativo di offrire uno strumento per garantire i loro diritti processuali e colmare il vuoto creatosi.
La sofferenza di una famiglia in attesa di giustizia
Questi rinvii, se da un lato sono dettati dalla necessità di rispettare scrupolosamente le garanzie difensive, dall’altro prolungano inevitabilmente uno stato di profonda incertezza e attesa per tutti i coinvolti. Lo stesso Nathan Trevallion, in precedenza, ha espresso con parole crude lo stato d’animo proprio e della compagna, definendosi “distrutto” dall’intera vicenda, una sofferenza che l’ulteriore dilazione non può che acuire. La macchina della giustizia, dunque, pur nel suo doveroso rigore, si scontra con l’urgenza umana di chi aspetta risposte, mentre il caso continua a sollevare interrogativi più ampi sui meccanismi di tutela e di integrazione.




