Milano, città più cara d'Italia: il paniere supera Napoli del 62%

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I numeri, che emergono dall’ultimo studio del Codacons basato sui dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, non lasciano spazio a interpretazioni, confermando per il nuovo anno un primato che è diventato ormai una costante: a Milano si paga, per vivere, molto più che in qualsiasi altra grande città italiana. La forbice dei costi, che divarica il Nord dal Sud del Paese, si misura infatti in percentuali a due cifre, laddove un paniere composto da prodotti ortofrutticoli, alimentari e da una serie di servizi essenziali – dalla cura dei denti a quella per i capelli, dalla tintoria alla toelettatura per gli animali domestici – arriva a sfiorare i seicento euro mensili. Una cifra che, posta a confronto con quanto spenderebbe un napoletano per lo stesso identico paniere, risulta superiore del sessantadue per cento, offrendo la misura più plastica di un divario territoriale che, nelle sue componenti quotidiane, appare sempre meno colmabile.

Il dettaglio dei costi: servizi sotto la lente

Se la classifica generale vede Milano saldamente in vetta, l’analisi per voci di spesa rivela dinamiche più articolate, con alcune eccezioni che interrompono il tradizionale schema geografico. L’indagine, che ha preso in esame ben diciotto città e un campione di ventotto voci tra prodotti e servizi, mostra come certi costi siano distribuiti in modo meno prevedibile. A Bari, per esempio, fare la spesa risulta più conveniente che in molti centri del Centro-Nord, ma lo stesso non si può dire per altri servizi, come la stiratura delle camicie, il cui prezzo si attesta su livelli più alti. Sono proprio queste discrepanze, del resto, a disegnare una mappa del carovita nazionale fatta di picchi e di valli, dove il semplice confine regionale non basta più a spiegare le differenze.

Il panorama alimentare: Catanzaro in testa per i bassi prezzi

Nel settore specifico della spesa alimentare, è il capoluogo calabrese a guidare la classifica delle convenienze, posizionandosi come la città in cui i listini dei beni di prima necessità risultano più accessibili. I cittadini, interpellati dalle rilevazioni, confermano una percezione di minor pressione sui bilanci familiari per questa voce, che rimane una delle più sensibili nell’economia domestica. Questo dato, se da un lato offre un respiro alle tasche dei residenti, dall’altro contribuisce a mettere ulteriormente in risalto il costo proibitivo che la stessa spesa comporta a Milano, accentuando il contrasto tra le due realtà.

Una fotografia che conferma le tendenze

Il report del Codacons, nel suo complesso, non fa che riaffermare una tendenza strutturale, documentando un differenziale di prezzi che supera ormai stabilmente il sessanta per cento tra l’estremo più alto e quello più basso della penisola. La spaccatura economica, insomma, si riflette fedelmente nel carrello della spesa e nelle parcelle dei servizi di uso comune, tracciando un solco profondo tra le diverse aree del Paese. I numeri, crudi e ripetuti nel tempo, raccontano dunque una storia di disuguaglianze che parte dal supermarket e arriva fino allo studio del dentista, delineando un costo della vita a due, se non a più, velocità.

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