Minneapolis, minacce dell’Ice a inviati Rai: bufera politica in Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cresce la tensione attorno alla libertà di stampa negli Stati Uniti, dove due inviati della Rai sono stati minacciati da agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement a Minneapolis, mentre documentavano le proteste scatenatesi in città. L’episodio, che ha immediatamente sollevato un’ondata di sdegno in Italia, è stato mostrato nel corso della trasmissione In Mezz’ora, condotta da Monica Maggioni, che ha definito quella ritratta “un’immagine degli Usa totalmente irriconoscibili”. Dal video, girato dall’interno dell’auto su cui viaggiavano i giornalisti Laura Cappon e Daniele Babbo, si ode distintamente la voce di un agente che, dopo aver intimato di abbassare il finestrino, pronuncia una minaccia esplicita: “Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto”. Una frase che, unita al precedente monito di “vi tiriamo giù dall’auto” in caso di riprese, delinea un contesto d’intimidazione inaccettabile per chi svolge un lavoro di cronaca.

Il contesto delle proteste e il caso Pretti

L’intervento dei federali, che alcuni considerano sproporzionato, si inserisce in un clima già teso a Minneapolis, teatro di forti manifestazioni di dissenso contro l’operato dell’Ice. La polizia di frontiera statunitense, la cui attività è al centro di contestazioni pacifiche, è stata infatti coinvolta in due episodi fatali che hanno ulteriormente esacerbato gli animi. L’ultimo di questi, conclusosi tragicamente sabato scorso, ha visto la morte di Alex Pretti, un attivista impegnato nelle proteste. Sebbene i dettagli dell’accaduto non siano stati ancora del tutto chiariti, la sua scomparsa ha mobilitato migliaia di persone in una veglia e ha rinfocolato le critiche verso i metodi dell’agenzia federale, con cori di “Fuck Ice” che risuonano nelle piazze. In questo quadro già incandescente, l’aggressione verbale ai danni della troupe italiana assume un significato ulteriormente grave, poiché colpisce il diritto di informare su eventi di pubblica rilevanza.

Le reazioni della politica italiana

La notizia delle minacce ha provocato un’immediata bufera politica in Italia, dove diverse forze parlamentari hanno sollecitato un intervento formale del governo. In particolare, esponenti del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno rivolto un appello all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, chiedendo che si attivi per protestare ufficialmente con l’amministrazione del presidente Donald Trump. La richiesta, perentoria, sottolinea come la sicurezza dei giornalisti italiani all’estero e la libertà di stampa siano valori non negoziabili, da difendere anche nelle relazioni diplomatiche con un alleato storico. Le immagini trasmesse, del resto, parlano da sé e mostrano un atteggiamento che molti, oltreoceano come in Europa, giudicano incompatibile con i principi democratici.

La dinamica dell’episodio

Dalla ricostruzione fornita dal servizio e dal video stesso, si evince che i due inviati, accompagnati dalla volontaria Rachel Thunder, si trovavano nell’auto quando sono stati avvicinati dagli agenti. Alla richiesta di abbassare il vetro, la Thunder ha risposto con un netto rifiuto, dichiarando “No, non abbasso il mio finestrino”, gesto che ha innescato la reazione minacciosa dei federali. Questi, dopo aver preannunciato la rottura del vetro, hanno precisato che si trattava dell’unico avvertimento: un’escalation verbale che ha posto i giornalisti in una situazione di palese pericolo, pur senza che si arrivasse a una violenza fisica. L’episodio, per quanto circoscritto, ha così acceso i riflettori non solo sul clima sociale a Minneapolis, ma anche sulle modalità con cui le autorità statunitensi stanno gestendo il dissenso e il lavoro degli operatori dell’informazione in un periodo particolarmente delicato.

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