Lyhanna, il dolore della Francia e la rabbia per un sistema che non ha protetto la bambina di 11 anni
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Redazione Esteri
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La Francia, ancora una volta, si trova a fare i conti con l'orrore di un femminicidio infantile che ha scatenato una crisi politica e giudiziaria senza precedenti; la morte di Lyhanna, undici anni, uccisa a coltellate lo scorso 30 maggio a Éauze, nel dipartimento del Gers, ha restituito l'immagine di un paese ferito, dove la fiducia nelle istituzioni – come ha dovuto riconoscere lo stesso presidente Emmanuel Macron – è ormai gravemente compromessa.
La piccola, scomparsa dopo la fine delle lezioni, è stata trovata senza vita in una fattoria nei dintorni di Fleurance, e il principale indiziato per il suo omicidio, quel Jérôme Barella che già risultava agli atti come pedofilo recidivo, è diventato il simbolo vivente di un fallimento collettivo: troppo numerose, infatti, erano le segnalazioni (alcune risalenti a mesi prima, corredate persino da referti medici) che lo riguardavano, eppure nessun interrogatorio formale o provvedimento restrittivo era mai scattato nei suoi confronti.
La rabbia popolare e la resa dei conti con le toghe
Mentre oltre sessantamila persone sono scese in piazza in più di centocinquanta città, assediando simbolicamente i palazzi di giustizia per chiedere pene più severe per gli stupratori, la tensione tra il potere esecutivo e la magistratura è esplosa in tutta la sua violenza verbale; da un lato, il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha ordinato una revisione urgente di circa settantamila denunce pendenti che coinvolgono minori, dall'altro i giudici, attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura, denunciano un clima da "vendetta popolare" – con insulti e minacce di morte ai loro danni – sostenendo che il vero problema non sia la loro presunta negligenza, bensì la cronica mancanza di risorse umane e finanziarie per gestire un carico di lavoro ormai insostenibile.
L’ombra della famiglia Barella: il fratello e il padre sotto accusa
A complicare ulteriormente il quadro, emergendo dalla medesima cronaca nera che ha avvolto la famiglia dell'assassino presunto, è arrivata la notizia relativa al fratello maggiore, Yannick Barella, il quale è stato fermato e successivamente messo sotto inchiesta per aver stuprato due sue ex compagne; secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, una delle due vittime aveva appena diciassette anni all'inizio della relazione, e i fatti – che lui ha negato in sede di interrogatorio – coprirebbero un arco temporale che va dal 2007 fino al 2018.
Sebbene Yannick sia stato successivamente rilasciato e posto in libertà vigilata (decisione contro la quale la procura di Agen ha prontamente annunciato ricorso), la sua posizione si aggiunge a quella del padre dei due, anch'egli accusato – anche se in qualità di "testimone assistito" – di violenze sessuali ai danni di una delle nipoti, con fatti che risalirebbero addirittura al 2013, quando la minore aveva appena dieci anni.
L’inchiesta e le accuse di “lassismo”
L’iter giudiziario che ha portato alla morte di Lyhanna rivela, nelle pieghe dei rinvii e delle mancate priorità, un sistema che sembra aver smarrito la capacità di distinguere l’urgenza reale dalla burocrazia quotidiana: denunciato nell’agosto del 2025 per le violenze su un’altra bambina di dieci anni (Rosa), Barella non era mai stato nemmeno convocato dagli inquirenti, e quella stessa accusa – supportata da un certificato medico inequivocabile – era finita nel calderone delle pratiche inevase, senza che nessuno avvertisse il pericolo imminente rappresentato da quell’uomo. La scoperta che solo il 7% delle denunce per abusi sessuali su minori in Francia si traduce in una condanna, unita al fatto che nel 70% dei casi gli investigatori non ritengano necessario approfondire con accertamenti tecnologici o intercettazioni, ha gettato benzina sul fuoco di una polemica che non accenna a spegnersi, mentre il primo ministro Sébastien Lecornu annuncia un decreto per obbligare i pubblici ministeri a motivare esplicitamente l’archiviazione di ogni caso riguardante reati sessuali sui minori.




