La nuova geografia del fronte ucraino tra stallo russo e raid su Sloviansk
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Redazione Esteri
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A fine marzo 2026, la fisionomia del fronte ucraino – lo si evince dalle ultime analisi disponibili – appare profondamente mutata rispetto ai mesi precedenti, complice un insieme di fattori che hanno ridisegnato gli equilibri operativi su più assi simultaneamente. Con l’arrivo dei primi disgeli primaverili, infatti, le ostilità hanno ripreso vigore, ma i primi attacchi meccanizzati di metà marzo, quelli su cui Mosca aveva scommesso per sfondare le linee nemiche, hanno prodotto risultati assai modesti: le perdite, in alcuni settori, sono state significative, mentre le avanzate territoriali si sono rivelate limitate o, in molti casi, non consolidate. Nessun vantaggio considerevole, dunque, è stato acquisito dalla Russia sul campo di battaglia; né sembra che il Cremlino possa rafforzarsi sfruttando l’instabilità generata dalle crisi geopolitiche in altre aree del globo. Anzi, lo scenario attuale risulta piuttosto favorevole per gli ucraini, anche grazie a un elemento tecnologico di non secondaria importanza: da inizio febbraio, Elon Musk ha bloccato l’accesso ai satelliti Starlink ai soldati russi, e questa interdizione – lo si vede chiaramente – ha ridotto la loro capacità di coordinamento offensivo.
L’attacco a Sloviansk e l’ospedale di maternità colpito
Proprio mentre il fronte sembra scivolare verso una fase di relativa staticità, l’esercito russo ha lanciato un raid aereo sulla parte centrale di Sloviansk, causando danni ingenti a infrastrutture civili. Secondo quanto riferito dall’agenzia ucraina Ukrinform – e confermato dal capo dell’amministrazione militare della città, Vadym Lyakh – un istituto scolastico e un negozio sono stati distrutti; edifici privati e multipiano, nonché istituzioni statali, hanno subito danni di varia entità. Tra questi, spicca per gravità la situazione dell’unico ospedale di maternità dell’intera regione di Donetsk, colpito durante l’incursione. Non si forniscono qui dettagli espliciti sulle vittime, come richiede il rispetto per la cronaca nera, ma le inchieste in corso puntano a verificare se l’attacco fosse mirato o riconducibile a un errore nella selezione degli obiettivi. Quel che è certo è che, ancora una volta, le strutture sanitarie si trovano sulla traiettoria di un conflitto che non risparmia i centri urbani.
Donbass, la pressione russa e la strana quiete prima dell’offensiva
Sul fronte del Donbass, invece, i russi premono sulla cosiddetta cintura delle fortezze, tentando di aprire varchi prima dell’offensiva di primavera annunciata a più riprese. Eppure, in mezzo a questa pressione, la vita quotidiana – per quanto possibile – resiste. A Druzhkivka, per esempio, due fidanzati di bronzo si abbracciano ancora vicino al palazzo dell’anagrafe: quella statua, un tempo sfondo perfetto per i selfie dei soldati in licenza con le loro ragazze, aveva sostituito il monumento a Lenin abbattuto nel 2015 dalle forze filo-Kiev. Persino il presidente ucraino Zelensky, lo scorso 6 marzo, ha scelto quei due ragazzini di metallo per registrare un videomessaggio, quasi a voler ancorare un simbolo di normalità lì dove la guerra avanza. Oggi, però, l’Armata di Mosca si trova a soli trenta chilometri da quella stessa piazza, e i bambini – ce lo raccontano le testimonianze – restano ancora in città, tra evacuazioni parziali e attese.
Satelliti bloccati e logistica in difficoltà: il fattore Musk
Uno degli elementi più rilevanti, e forse meno scontati, di questa fase del conflitto riguarda l’accesso alle reti satellitari. Da inizio febbraio, Elon Musk ha disattivato per le forze russe i terminali Starlink – una decisione che, stando agli addetti ai lavori, ha prodotto un vuoto comunicativo non indifferente nelle operazioni di terra. Senza quella connettività, i reparti meccanizzati russi faticano a coordinare i movimenti su più assi, e le perdite subite a metà marzo ne sono una spia evidente. Di contro, gli ucraini continuano a utilizzare il sistema senza particolari interruzioni, consolidando quel vantaggio asimmetrico che, in attesa di nuovi equilibri politici internazionali – e con Trump tornato alla presidenza degli Stati Uniti – potrebbe rivelarsi determinante per le prossime settimane. Non si tratta, beninteso, di un fattore risolutivo, ma di un ingranaggio che, in un meccanismo già complesso, fa la differenza tra un’avanzata e un blocco sul campo.




