Turisti italiani bloccati a Socotra, la Farnesina prepara il primo volo
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Redazione Esteri
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Cinque trentini, parte di un gruppo più ampio di connazionali, si trovano da giorni nell'incertezza sull'isola yemenita di Socotra, dove l'improvvisa chiusura dello spazio aereo ha interrotto ogni collegamento con l'esterno. La situazione, nata da un complesso contenzioso tra Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e le autorità yemenite, ha lasciato a terra oltre quattrocento turisti stranieri, tra i quali figurano almeno ottanta italiani. Le comunicazioni con la penisola arabica, sebbene difficili, hanno permesso di raccogliere le prime dichiarazioni di alcuni dei coinvolti, che, pur confermando di stare bene, hanno sottolineato le oggettive difficoltà logistiche ed economiche nelle quali si sono venuti a trovare. «Il problema principale, adesso, è trovare i fondi necessari», hanno spiegato alcuni di loro, «perché la compagnia aerea va pagata per poter garantire il viaggio di ritorno».
La macchina diplomatica italiana si attiva per il rimpatrio
Mentre i turisti attendevano notizie, la Farnesina ha avviato una serie di contatti diplomatici intensi con le autorità locali e le compagnie aeree della regione, al fine di trovare una soluzione che potesse sbloccare l’impasse. L’obiettivo, sin dall’inizio, è stato quello di premere per la riapertura dello spazio aereo o, in alternativa, per l’organizzazione di voli speciali che consentissero il rimpatrio. Queste pressioni, secondo quanto reso noto dal Ministero degli Affari Esteri, hanno alla fine prodotto un primo risultato concreto: la compagnia aerea yemenita ha accettato di predisporre un aereo con destinazione Gedda, in Arabia Saudita. La città saudita, dunque, fungerà da primo scalo per chi, dopo giorni di attesa, potrà finalmente iniziare il viaggio verso casa.
Un’isola paradisiaca trasformata in una trappola
Socotra, celebre in tutto il mondo per la sua biodiversità unica e i paesaggi da sogno, si è così trasformata, in poche ore, in una sorta di trappola dorata per centinaia di visitatori. Tra le famiglie coinvolte vi è quella composta da una donna originaria di Arco, dai suoi due figli nati a Riva del Garda e dal marito piemontese; con loro, anche Marika Croci di Rovereto e Samuele Cavicchi della val di Fassa. Le loro storie, seppur diverse, si sono intrecciate in un’esperienza comune di isolamento forzato, mentre la Farnesina e l’Ambasciata d’Italia a Riad, competente per il territorio yemenita, continuavano a tenere viva la comunicazione con tutti i connazionali presenti sull’isola, assicurando il costante monitoraggio della situazione.
L’organizzazione dei voli e la partenza da Gedda
Il primo volo, previsto per una data precisa, rappresenta soltanto l’inizio delle operazioni di rimpatrio, che dovranno necessariamente proseguire nei giorni successivi per consentire a tutti gli italiani, e probabilmente anche ad altri turisti europei, di lasciare Socotra. Una volta arrivati a Gedda, infatti, i passeggeri dovranno poi essere indirizzati sui voli commerciali diretti verso l’Italia o altri Paesi di origine, un passaggio che richiederà un ulteriore sforzo organizzativo. L’intera procedura, dalla partenza dall’isola fino all’arrivo in patria, viene coordinata dagli uffici diplomatici italiani, i quali mantengono un canale aperto con le famiglie dei turisti per fornire aggiornamenti in tempo reale e gestire le eventuali criticità, comprese quelle di natura pratica ed economica sollevate dai diretti interessati.




