F1, la svolta Aduo si decide a Miami: per la Rossa si aprono le danze del terzo motore

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il weekend del Gran Premio di Miami, più che per le consuete novità aerodinamiche che puntualmente i team portano in Florida, rappresenterà uno snodo cruciale per il prosieguo di questa stagione 2026. Non saranno soltanto gli sviluppi estetici o le appendici visibili a influenzare i valori emersi nelle prime tre gare, ma piuttosto quanto accadrà nei corridoi della FIA una volta che la bandiera a scacchi sarà calata. È a quel momento, infatti, che si congeleranno ufficialmente le prestazioni delle power unit registrate finora, dando il via al processo di valutazione previsto dall’ADUO, quel meccanismo regolamentare studiato per evitare il dominio tecnico che aveva caratterizzato l’inizio dell’era ibrida nel 2014.

L’incognita della data e il lavoro in fabbrica

L’applicazione pratica dell’ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities), nelle intenzioni dei progettisti, doveva scattare dopo le prime sei gare; ma la cancellazione dei round in Bahrein e Arabia Saudita ha compresso il calendario, rendendo Miami – diventata di fatto il quarto appuntamento – il nuovo spartiacque naturale per la raccolta dati. Una volta che i commissari tecnici avranno elaborato le medie delle performance endotermiche, attorno al weekend di Monaco si saprà ufficialmente chi rientra nella forbice del 2% o del 4% di deficit dalla power unit di riferimento, verosimilmente quella Mercedes. Nel frattempo, a Maranello, non si è certo rimasti a guardare: è arrivato da un paio di mesi, infatti, il nuovo Power Unit Performance Engineer, Maxime Martinez, un ingegnere dal curriculum composito che ha messo a frutto il gardening leave dopo l’esperienza in Nissan di Formula E e vanta un passato in Mercedes come Powertrain Control Engineer. La scommessa della gestione, insomma, si gioca su più tavoli.

La strategia del Cavallino e i tempi di sviluppo

La vera partita, però, si giocherà sulla tempistica di introduzione delle novità. Sebbene la Federazione abbia già calendarizzato una serie di riunioni con i costruttori per il 16 e il 20 aprile, con l’obiettivo di limare le criticità emerse nella gestione energetica, il Cavallino sta spingendo per avere a disposizione il prima possibile il “jolly” tecnico. L’indiscrezione che circola nel paddock, e che ha trovato conferma nelle parole del leader del campionato Kimi Antonelli, è che la Rossa potrà contare su queste concessioni; c’è però un aspetto logistico da non sottovalutare legato al numero di unità disponibili. Con solo quattro motori a disposizione per l’intera annata, è probabile che la Ferrari introduca la specifica aggiornata direttamente con la terza power unit della stagione, una mossa che ritarderebbe il debutto effettivo delle prestazioni aggiuntive almeno fino al Gran Premio del Belgio, a fine luglio.

L’assalto alla Mercedes e le modifiche al software

Prima di arrivare a quel punto, però, c’è da superare l’immediato. In vista di Miami, il reparto corse ha intensificato il lavoro non solo sulla meccanica del nuovo propulsore, ma anche sul fronte software, dove si sta cercando di affinare gli algoritmi di gestione della carica per ovviare al fenomeno del “super clipping” che ha costretto i piloti a lasciare strada ai rivali sui rettilinei. La Ferrari, insomma, sta giocando un’azzardata partita a scacchi: da un lato cerca di limitare i danni nell’immediato con un pacchetto aerodinamico rivisto e una mappatura più aggressiva, dall’altro prepara il terreno per l’assalto vero e proprio nella seconda parte della stagione, quando l’ADUO permetterà di colmare quel divario di una decina di cavalli che oggi separa il 6 cilindri di Maranello da quello di Brixworth. La bandiera a scacchi di Miami, quindi, non sarà un traguardo, ma il semplice via ufficiale a una lunga rincorsa che deciderà il titolo.

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