La Casa Bianca schiera un terzo gruppo da battaglia di portaerei in Medio Oriente, la USS George H.W. Bush lascia Norfolk verso la Quinta Flotta
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Redazione Esteri
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Il Pentagono, come riportato da Fox News e confermato da fonti della Marina, ha dato il via libera al dispiegamento di un terzo gruppo da battaglia di portaerei nel teatro mediorientale, un'accumulazione di potenza navale che non si vedeva dalla fase iniziale dell'operazione Iraqi Freedom. Si tratta della USS George H.W. Bush, l'ultima e più tecnologicamente avanzata unità della classe Nimitz, che salperà dalla base di Norfolk, in Virginia, dopo aver completato nei giorni scorsi la complessa esercitazione Composite Training Unit Exercise, nota come Comptuex. La nave, intitolata al quarantunesimo presidente americano, aviatore nella Seconda guerra mondiale, si unirà così alla Gerald Ford e alla Abraham Lincoln, entrambe già operative e impegnate nelle attuali operazioni di combattimento contro obiettivi della Repubblica Islamica. La Ford, in particolare, dopo aver attraversato il canale di Suez, si trova ora nel Mar Rosso, mentre la Lincoln continua a operare nel Mar Arabico, scortata dai suoi cacciatorpediniere lanciamissili. La decisione arriva in un contesto di scontri aperti e dichiarazioni bellicose: la Marina del delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha rivendicato un attacco condotto con droni e missili balistici contro la Abraham Lincoln, affermando di averla colpita, una circostanza che il Centcom ha prontamente e fermamente smentito, definendo la rivendicazione una menzogna e ribadendo che i missili non si sono avvicinati alla portaerei.
L’invio della George H.W. Bush, che trasporta oltre 5.000 marinai e un’ala aerea composta da decine di velivoli tra cui F/A-18 Super Hornet, EA-18G Growler per la guerra elettronica ed E-2D Hawkeye per la sorveglianza aerea, rappresenta un investimento strategico notevole. La nave è alimentata da due reattori nucleari A4W, una caratteristica che le garantisce un’autonomia operativa pressoché illimitata per anni senza necessità di rifornimento, trasformandola in una vera e propria città galleggiante e in una piattaforma d’attacco insostituibile. La partenza, prevista entro la fine di marzo, la porterà nell’area di competenza della Quinta Flotta, quella stessa flotta che, come misura precauzionale nelle scorse settimane, aveva ricevuto l’ordine di allontanarsi dai porti del Bahrein per ridurre la propria vulnerabilità in caso di attacchi missilistici o incursioni di droni. Non è stato ancora chiarito se la Bush andrà a sostituire la Gerald Ford, schierata ormai da quasi un anno, o se invece andrà a rafforzare ulteriormente la linea del fronte, portando così a tre le superportaerei americane contemporaneamente presenti in una regione già incandescente.
L’escalation nei cieli e nel Golfo: dai bombardamenti a Teheran all’attacco alla nave iraniana
Mentre gli Stati Uniti mettono in moto questa impressionante macchina da guerra, gli scontri sul campo proseguono senza tregua. Fonti dell’intelligence e immagini diffuse dal Pentagono mostrano attacchi mirati contro la marina iraniana, che ha subito perdite pesantissime, incluso l'affondamento di unità di superficie e il danneggiamento della nave “Shahid Bagheri”, una portacontainer convertita dai pasdaran in base mobile per droni. Parallelamente, continuano i bombardamenti sulla capitale Teheran e su altre infrastrutture militari, mentre la comunità internazionale segue con il fiato sospeso l'evolversi di una crisi che potrebbe allargarsi a macchia d'olio. Il presidente iraniano, intanto, ha rilasciato dichiarazioni rassicuranti per i vicini, affermando che Teheran non attaccherà più i Paesi del Golfo, un tentativo evidente di scongiurare una coalizione regionale a guida americana che includa le monarchie sunnite.
Sul fronte umanitario e logistico, l’Italia sta portando avanti una massiccia operazione di rimpatrio per i propri connazionali bloccati nell’area. Nella sola giornata di oggi, sette voli commerciali hanno fatto rientro nel Belpaese, riportando a casa 1.770 italiani presenti nella regione del Golfo, a dimostrazione della preoccupazione per la tenuta della sicurezza in una fascia così delicata. Le operazioni di rientro, coordinate dall’Unità di Crisi della Farnesina, proseguiranno anche nei prossimi giorni per tutti coloro che desiderano lasciare la zona, mentre gli alleati europei, inclusa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mantengono contatti serrati per definire una posizione comune, bilanciando il sostegno all’alleato storico con la necessità di evitare un conflitto dalle proporzioni inimmaginabili. La presenza di tre gruppi da battaglia di portaerei, con la loro scorta di incrociatori e sottomarini d’attacco, cambia radicalmente gli equilibri di forza nello stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman, ponendo l’Iran di fronte a una triplice minaccia dal mare.




