D’Aversa e il Toro tra la sfida salvezza e il ricordo del piccolo Ismael
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Redazione Sport
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La vigilia del Torino si tinge di emotività e pragmatismo, due anime che Roberto D’Aversa cerca di amalgamare in vista della sfida contro l’Hellas Verona. Da un lato c’è il dolore sordo per la perdita del piccolo Ismael, il baby granata di otto anni scomparso nel tragico incidente sull’autostrada A21 proprio nel giorno di Pasqua, un lutto che la squadra onorerà scendendo in campo con il bracciale nero e osservando un minuto di raccoglimento. Dall’altro, la necessità di archiviare la retorica del compianto per tradurla in concentrazione ferrea, perché l’obiettivo matematico della salvezza – quel famoso “secondo match ball” citato dal tecnico – rappresenta la dedica più concreta che questi giocatori possano offrire alla famiglia stravolta dal dolore.
L’allarme di D’Aversa: il Verona non mente alla classifica
Se l’aspetto emotivo è predominante nello spogliatoio, D’Aversa sceglie però di tenere i piedi ben piantati a terra sotto il profilo tattico, rifiutando ogni forma di presunzione. Nonostante l’Hellas occupi l’ultimo posto in classifica, l’allenatore avverte che i valori espressi dagli scaligeri sono ben superiori rispetto a quanto riportato dalla graduatoria: “Non dobbiamo ragionare sulla classifica del Verona, perché non è veritiera” ha dichiaro, sottolineando come gli avversari abbiano fisicità e qualità tali da mettere in difficoltà chiunque, senza mai speculare o chiudersi nella propria metà campo. Un monito, questo, che serve a scacciare quella pericolosa sindrome dell’appagamento che ha tradito la squadra in altre occasioni dopo risultati positivi, un’alternanza di rendimento che il mister conosce bene e che intende arginare pretendendo “maturità” dai suoi.
Il futuro contrattuale e il progetto a lungo termine
In ballo, oltre ai tre punti pesanti per la corsa alla permanenza nella massima serie, c’è anche il destino personale dello stesso D’Aversa. Il suo contratto, siglato fino al termine della stagione dopo l’esonero del predecessore seguito al pesante 3-0 di Genova, scadrà tra poche settimane, ma la volontà del tecnico è chiara e trasparente. Pur non volendo distogliere l’attenzione dalla prossima partita – “il ruolo che ricopro mi porta a lavorare ogni giorno per l’obiettivo successivo” – l’allenatore ha aperto ufficialmente le porte a un confronto con la società, esprimendo l’ambizione di “riportare il Toro nella posizione che merita” e di valorizzare una rosa che, a suo dire, possiede valori importanti non sempre espressi prima del suo arrivo.
L’assenza di Nkounkou e la gestione della coppia offensiva
Sul fronte della formazione, D’Aversa ha dovuto fare i conti con qualche defezione fisica di rilievo: Nkounkou, infatti, non rientrerà tra i convocati per la sfida di domani pomeriggio. Una scelta, quella relativa all’undici titolare, che il mister gestisce con la consueta logica della “prova del nove” settimanale, alternando le caratteristiche degli attaccanti in base all’avversario e allo stato di forma. Se da un lato c’è chi come Adams ha dovuto recuperare minutaggio dopo gli infortuni, dall’altro Kulenovic ha offerto garanzie di fisicità durante la sosta; una variabilità che l’allenatore considera un lusso per una squadra che lotta per non retrocedere, ma che dimostra come la profondità della rosa possa fare la differenza in questo sprint finale.




