Midterm, Trump in difficoltà: il consenso resta al 34 per cento
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Redazione Economia
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A tre settimane dalle elezioni di metà mandato, Donald Trump non riesce a invertire la rotta del proprio consenso. Secondo l'ultimo sondaggio del Financial Times realizzato con Focaldata, la popolarità complessiva del presidente degli Stati Uniti resta ferma al 34 per cento tra gli elettori registrati, un dato che non accenna a risalire nonostante il tentativo della Casa Bianca di spostare l'attenzione pubblica sui temi dell'energia e dell'economia.
Il malcontento economico zavorra il presidente
Il giudizio degli elettori sull'economia continua a pesare come un macigno. Appena un quarto degli intervistati approva la gestione della Casa Bianca su occupazione e mercato del lavoro, mentre circa un quinto promuove l'operato dell'amministrazione sul fronte dell'inflazione. Oltre due terzi degli elettori registrati ritengono che l'economia americana stia andando nella direzione sbagliata. Il quadro occupazionale non aiuta: a settembre gli Stati Uniti hanno creato soltanto 29.000 posti di lavoro, un dato nettamente inferiore alle attese degli analisti, che ha alimentato i dubbi sulla tenuta del mercato del lavoro. Il 45 per cento degli elettori registrati sostiene che Trump stia rendendo più difficile la vittoria dei candidati repubblicani a novembre, mentre i democratici godono di un vantaggio superiore ai cinque punti percentuali nelle intenzioni di voto.
La fiducia dei sostenitori repubblicani si incrina
Il dato che preoccupa maggiormente i vertici del partito riguarda l'erosione del sostegno tra gli elettori che nel 2024 avevano scelto Trump. Meno del 70 per cento di costoro approva oggi il suo operato, in calo rispetto all'80 per cento registrato a maggio. Si tratta di una flessione di oltre dieci punti percentuali in cinque mesi, un'indicazione del fatto che il malcontento non riguarda soltanto gli avversari politici, ma penetra nel corpo elettorale che aveva contribuito alla vittoria presidenziale.
Ciononostante, l'80 per cento degli elettori trumpiani dichiara ancora l'intenzione di votare per il candidato repubblicano nel proprio collegio, una quota rimasta sostanzialmente invariata. Il Cook Political Report ha spostato la valutazione di 18 gare per la Camera dei rappresentanti verso i democratici, proiettando un guadagno compreso tra nove e diciannove seggi per il partito di opposizione.
Il conflitto con l'Iran e il nodo del gasolio
Sul fronte della politica estera, la gestione del conflitto con l'Iran raccoglie meno di un quarto dei consensi, con un calo superiore ai sette punti percentuali da maggio. Quasi due terzi degli elettori registrati vorrebbero che Washington raggiungesse un accordo il prima possibile, anziché proseguire le ostilità per ottenere condizioni più favorevoli.
La guerra, giunta all'ottavo mese, ha contribuito a far salire i costi di approvvigionamento per gli Stati Uniti e i prezzi dei carburanti: il diesel ha toccato un record di 6,53 dollari al gallone alla fine del mese scorso, secondo i dati dell'Amministrazione per l'Informazione sull'Energia. È in questo contesto che si inserisce l'intesa annunciata da Trump con Vladimir Putin per la fornitura di gasolio russo, accompagnata da una sospensione temporanea delle sanzioni energetiche contro Mosca. L'accordo prevede la consegna immediata di oltre 300.000 tonnellate di diesel, altre 500.000 a novembre, un milione in seguito e ulteriori tre milioni in tempi brevi. Trump ha motivato la decisione con la necessità di abbassare i prezzi per agricoltori, allevatori e autotrasportatori.
La rottura con Kiev e le distanze dall'Europa
L'annuncio dell'intesa con Mosca è arrivato mentre a Miami erano in corso colloqui tra una delegazione ucraina, rappresentanti europei e i negoziatori statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. Volodymyr Zelensky ha definito la decisione "indegna" e "debole", sostenendo che consentire alla Russia di vendere prodotti petroliferi equivalga a investire in una guerra che va terminata, non prolungata. Trump ha replicato con durezza, affermando che è tempo che l'Ucraina abbia un nuovo presidente e accusando Zelensky di aver avuto numerose occasioni per chiudere il conflitto senza coglierle.
Il presidente americano ha anche imputato a Kiev la responsabilità dell'aumento dei prezzi del gasolio, sostenendo che gli attacchi alle raffinerie russe danneggino l'economia globale. La Germania ha preso atto dell'accordo ribadendo il proprio sostegno a Kiev e la volontà di lavorare a nuove sanzioni europee contro Mosca, mentre il primo ministro britannico ha espresso pieno appoggio all'Ucraina. Sul fronte interno, i democratici hanno criticato l'allentamento delle sanzioni definendolo debole e privo di giustificazioni, chiedendo il ripristino di una linea dura verso il Cremlino.
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