Iran minaccia le basi Usa in Europa: cresce il rischio di un nuovo fronte

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Iran minaccia le basi Usa in Europa mentre il conflitto con Stati Uniti e Israele entra in una fase di maggiore tensione e Teheran valuta possibili risposte militari anche oltre il Medio Oriente. La Repubblica islamica dell’Iran ha reagito alla guerra iniziata dagli americani e dagli israeliani con un conflitto definito totale, che ha coinvolto diversi Paesi della regione e ha portato il confronto anche verso gli alleati occidentali. Non solo Israele è stato coinvolto nello scontro, ma anche alcuni Paesi del Golfo sono stati colpiti dall’azione iraniana, compresi Stati che non avevano rapporti particolarmente ostili con il regime.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, citando due persone vicine al regime di Teheran, l’Iran avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa meridionale e sud-orientale nel caso in cui il presidente Donald Trump decidesse di aumentare il livello dello scontro. Tra gli scenari presi in considerazione ci sarebbero anche asset militari americani presenti in Paesi europei, con particolare attenzione alla Bulgaria, dove il mese scorso è stato autorizzato l’utilizzo della base aerea di Bezmer per il rifornimento di aerei militari statunitensi.

Le basi Usa in Europa nel mirino di Teheran

La possibile estensione del conflitto alle strutture militari americane in Europa ha portato a un aumento delle misure di sicurezza nella zona della base di Bezmer, nel sud della Bulgaria. Il ministro dell’Interno bulgaro Ivan Demerdzhiev ha comunicato ai giornalisti l’adozione di controlli rafforzati e di un livello di allerta superiore a quello attuale dopo la pubblicazione delle informazioni relative ai possibili piani iraniani. La base bulgara è stata indicata tra gli obiettivi che Teheran potrebbe valutare nel caso di una nuova escalation ordinata dagli Stati Uniti.

La tensione riguarda quindi non soltanto il confronto diretto tra Iran, Stati Uniti e Israele, ma anche il ruolo dei Paesi che ospitano infrastrutture militari americane o collaborano con Washington. Le informazioni sulle valutazioni iraniane arrivano in una fase caratterizzata da uno stallo nel conflitto iniziato il 28 febbraio e dalla fine formale del cessate il fuoco previsto dal memorandum di intesa di giugno, un accordo che è comunque naufragato nel giro di poche settimane.

Lo stallo tra Usa e Iran dopo la fine del cessate il fuoco

Con il venir meno dell’intesa tra Washington e Teheran, il confronto resta aperto e le parti cercano una posizione strategica per affrontare la nuova fase del conflitto. Donald Trump sta valutando quale linea adottare per uscire dall’impasse senza compromettere gli equilibri legati alle elezioni di midterm, mentre l’Iran ha alzato il livello delle minacce rivolgendosi agli alleati americani non solo nell’area del Golfo Persico ma anche in Europa.

Il quadro delineato dalle informazioni disponibili mostra un allargamento del possibile raggio d’azione dello scontro, con Teheran che considera scenari militari contro strutture collegate alla presenza statunitense fuori dalla regione mediorientale. Le basi Usa in Europa diventano così un elemento centrale nelle valutazioni legate a una possibile escalation, mentre resta incerto il percorso che porterà alla gestione della crisi tra Iran e Stati Uniti.

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