Teotihuacán, la strage solitaria dalla Piramide della Luna: turista canadese uccisa, l’aggressore si è suicidato
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Redazione Esteri
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Non era ancora mezzogiorno, lunedì scorso, quando l’antico silenzio che avvolge la Piramide della Luna – uno dei monumenti più iconici della civiltà preispanica – è stato lacerato da una raffica di colpi d’arma da fuoco. È accaduto a Teotihuacán, il sito archeologico più visitato del Messico, dove un uomo armato, identificato successivamente dalle autorità come Julio Cesar Jasso (27 anni, residente a Città del Messico), ha aperto il fuoco dall’alto della struttura pyramidale seminando il panico tra i turisti stranieri. Nel caos della fuga precipitosa lungo i gradini millenari, una cittadina canadese di 32 anni ha perso la vita; altre tredici persone, tra cui un bambino di appena sei anni di nazionalità colombiana, sono rimaste ferite.
Il profilo del killer e la dinamica dell’attacco
L’aggressore, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, ha agito con un grado di premeditazione che esclude qualsiasi ipotesi di raptus improvviso. Dopo aver raggiunto la piattaforma sopraelevata della piramide, ha esploso diversi colpi – una ventina secondo le prime stime – indirizzando la mira verso i visitatori sottostanti. Tra i feriti figurano sei statunitensi, tre colombiani, due brasiliani, una canadese e un cittadino russo; la varietà delle nazionalità colpite restituisce l’immagine della portata globale della tragedia. Intervenuti sul posto, gli agenti della Guardia Nazionale e la polizia municipale sono risaliti i gradini per fronteggiare l’attentatore, il quale, dopo un breve conflitto a fuoco in cui è stato ferito a una gamba, si è tolto la vita con un colpo alla testa utilizzando la stessa rivoltella calibro 38 con cui aveva seminato il terrore.
La sindrome del “copycat” e il materiale sequestrato
La perquisizione effettuata sul senza vita di Jasso e all’interno dello zaino che portava con sé ha rivelato particolari inquietanti, che gettano una luce sinistra sulle sue motivazioni. Gli investigatori hanno rinvenuto materiale bibliografico e stampe contenenti riferimenti espliciti al massacro della Columbine High School, avvenuto in Colorado il 20 aprile 1999 – data, questa, che coincide perfettamente con l’anniversario dell’attacco di lunedì. Non solo: tra gli effetti personali è stato trovato anche un porta-ritratto con un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che ritraeva l’aggressore accanto ai due studenti responsabili della strage di Columbine, Eric Harris e Dylan Klebold. Il procuratore generale dello Stato del Messico, José Luis Cervantes Martínez, ha descritto il profilo del killer come quello di un “psicopatico” affetto dalla sindrome del “copycat”, ossia la tendenza patologica a replicare eventi violenti accaduti altrove in epoche differenti.
Chiusura del sito e indagini in corso
A seguito del bagno di sangue, l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia ha immediatamente disposto la chiusura dell’intera zona archeologica “fino a nuovo avviso”. La misura, comunicata attraverso una nota ufficiale, si è resa necessaria per permettere agli inquirenti di effettuare i rilievi tecnici sulla scena del crimine senza interferenze esterne e per garantire la sicurezza dei flussi turistici, interrotti bruscamente dall’accaduto. La Procura Generale della Repubblica, in stretta coordinazione con la procura locale, ha aperto un fascicolo d’inchiesta volto ad accertare con esattezza la dinamica dei fatti e a verificare l’esistenza di eventuali complici, sebbene al momento la pista prevalente sia quella del “lupo solitario”. Nell’ambito del procedimento, le autorità messicane hanno garantito assistenza personalizzata alle vittime, molte delle quali – come confermato dai referti ospedalieri – hanno riportato non solo ferite da arma da fuoco, ma anche traumi e contusioni dovuti alle cadute durante la precipitosa fuga dalla piramide.




