Incendio all'ippodromo Sant'Artemio di Treviso, sei cavalli morti tra le fiamme: le cause sono ancora in fase di accertamento
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Redazione Interno
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Una densa colonna di fumo nero, visibile a chilometri di distanza, si è alzata nel pomeriggio del 16 giugno sulla città di Treviso, segnalando l'incendio che ha devastato le scuderie dell'ippodromo Sant'Artemio.
L'allarme, scattato intorno alle 16 in via Felissenti, ha richiamato immediatamente l'attenzione di numerosi cittadini che hanno allertato i soccorsi, mentre le fiamme, alimentate dalla grande quantità di paglia e fieno presenti nella struttura e favorite dalla costruzione in legno, si propagavano con rapidità devastante, provocando il crollo di una parte del fabbricato e la morte di sei cavalli, deceduti verosimilmente per soffocamento a causa del denso fumo inalato.
Sul posto sono prontamente intervenuti i vigili del fuoco, che hanno schierato cinque mezzi e ben venti operatori per domare il rogo e impedire che le fiamme si estendessero agli edifici limitrofi, scongiurando così un danno ancora più ingente, anche se per gli animali ospitati nel box non c'è stato purtroppo nulla da fare.
Mentre le operazioni di spegnimento proseguivano e i vigili del fuoco mettevano in sicurezza l'intera area, il bilancio delle vittime è stato considerato provvisoriamente, con la precisazione che non si escludeva la presenza di altri animali nei box ancora da verificare; al momento, però, non risultano persone ferite, circostanza che ha scongiurato una tragedia ancora più grave.
Le operazioni di soccorso sono state condotte in un clima di grande apprensione, visto il denso fumo che avvolgeva la zona e la preoccupazione per l'incolumità di eventuali persone che si trovavano all'interno della struttura in legno, ma l'intervento tempestivo ha permesso di mettere in sicurezza l'area circostante.
Le indagini sulle cause del rogo
Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, sono giunti anche i carabinieri e la polizia locale di Villorba, che hanno avviato le indagini per accertare l'esatta dinamica dell'accaduto e le cause che hanno innescato il devastante incendio. Le cause del rogo, al momento, sono ancora ufficialmente ignote e oggetto di accertamenti tecnici da parte delle autorità competenti, le quali stanno raccogliendo elementi per ricostruire la sequenza degli eventi e stabilire se si sia trattato di un incidente o di un atto doloso.
Il gestore dell'impianto, Stefano Bosio, ha dichiarato che, secondo quanto riferito dal proprietario dei cavalli deceduti, il quadro elettrico era stato staccato e che le pulizie erano state regolarmente effettuate; ciò rende ancora più difficile una ricostruzione immediata della dinamica, lasciando spazio a molteplici ipotesi che gli inquirenti dovranno vagliare con attenzione.
Le fiamme hanno distrutto una parte significativa della scuderia, dove era accumulata una grande quantità di paglia che ha agito da combustibile, accelerando la propagazione del fuoco e causando il collasso della struttura. La densa nube di fumo, che si è levata alta sopra il cielo di Treviso, è stata il primo e più evidente segnale della tragedia, attirando l'attenzione dei residenti e dei passanti che hanno assistito impotenti alla devastazione.
Il sindaco di Villorba, Francesco Soligo, si è recato personalmente sul luogo dell'incendio per seguire le operazioni e ha espresso vicinanza per la gravità dell'evento, sottolineando l'importanza del lavoro svolto dai vigili del fuoco e dalle forze dell'ordine.
L'incendio all'ippodromo Sant'Artemio rappresenta un duro colpo per il mondo dell'ippica e per la comunità locale, che si trova a fare i conti con una perdita così significativa di vite animali; la dinamica dei fatti, ancora avvolta nel mistero, sarà al centro delle indagini nei prossimi giorni.
L'intervento delle forze dell'ordine, che stanno effettuando tutti i rilievi del caso, si concentra sulla ricerca di eventuali indizi che possano chiarire se il rogo sia stato causato da un corto circuito, da una disattenzione o da un gesto intenzionale, ma al momento non è stata fornita alcuna ipotesi certa e le autorità mantengono il massimo riserbo sulle indagini.




