Vetotene non è il Vangelo, che goduria Meloni e Serra: analisi della telefonata Trump-Putin
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Redazione Esteri
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La recente telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin ha acceso i riflettori su un dialogo che, al di là delle apparenze, nasconde dinamiche complesse e obiettivi strategici. Mentre il Cremlino ottiene una riabilitazione internazionale, riportando la Russia al tavolo delle trattative con gli Stati Uniti in posizione paritaria, Trump riesce a ottenere un primo, seppur fragile, cessate il fuoco selettivo. Un risultato che, sebbene non risolutivo, segna comunque una svolta nel conflitto ucraino, anche se a scapito di Kiev, che si trova costretta a cedere su alcuni fronti.
Durante il colloquio, Trump ha spostato l’attenzione dalle risorse minerarie alle infrastrutture energetiche, suggerendo implicitamente che gli Stati Uniti potrebbero gestire centrali elettriche e nucleari ucraine. Una mossa che, se da un lato mira a garantire maggiore stabilità nella regione, dall’altro sembra aprire la strada a nuovi interessi economici e strategici per Washington. Non a caso, il presidente americano ha ottenuto da Volodymyr Zelensky l’accettazione di una tregua senza condizioni, piegando le resistenze ucraine con la sospensione temporanea degli aiuti militari e delle informazioni d’intelligence.
Proprio nella stessa telefonata, Trump ha affrontato anche il delicato tema dei bambini deportati dall’Ucraina durante la guerra, promettendo a Zelensky un impegno concreto per il loro rientro. Secondo quanto dichiarato dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, Trump ha assicurato che collaborerà con entrambe le parti per garantire che i minori rapiti vengano riportati a casa. Un gesto che, al di là delle implicazioni umanitarie, sembra voler rafforzare l’immagine del presidente americano come mediatore capace di affrontare anche le questioni più spinose.
Intanto, sul fronte militare, i comandi ucraini e russi hanno sospeso gli attacchi alle infrastrutture energetiche, segnando una tregua parziale ma significativa. Sei droni russi diretti verso la regione di Nikolaev sono stati fatti esplodere in volo, mentre un altro è stato intercettato dalle forze aerospaziali russe. Una situazione che, pur nella sua precarietà, sembra indicare una volontà di ridurre l’escalation, almeno per il momento.




