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Redazione Esteri
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La recente telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin, seguita da quella con Volodymyr Zelensky, ha acceso i riflettori su un nuovo capitolo delle relazioni internazionali, in cui gli equilibri di potere sembrano ridefinirsi. Lo Zar russo, come spesso viene definito Putin, ha ottenuto un risultato non da poco: la riabilitazione della Russia come interlocutore paritario degli Stati Uniti, dopo anni di isolamento e sanzioni. Trump, dal canto suo, ha fiutato l’opportunità di un nuovo affare, spostando l’attenzione dai minerali alle infrastrutture energetiche, e ottenendo un primo, seppur fragile, cessate il fuoco selettivo.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, Zelensky avrebbe accettato di fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe, una decisione comunicata direttamente a Trump durante la telefonata del 19 marzo. Il presidente ucraino, che fino a pochi giorni prima aveva giurato di non voler esporre il suo Paese a una tregua senza condizioni, sembra aver piegato le resistenze sotto la pressione americana. Trump, infatti, ha sospeso temporaneamente gli aiuti militari e le informazioni d’intelligence, ottenendo in pochi giorni quello che voleva: la disponibilità di Kiev a un accordo che, seppur non risolutivo, rappresenta una svolta.
La Russia, da parte sua, ha annunciato uno stop di trenta giorni agli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, un gesto che, sebbene limitato nel tempo, segna un passo verso una de-escalation. Trump ha definito la telefonata con Zelensky «molto positiva», aggiungendo che le discussioni sono «sulla buona strada». Il tycoon americano, sempre attento ai propri interessi, ha anche suggerito a Kiev di affidare la gestione delle centrali elettriche e nucleari a soggetti internazionali, un’ipotesi che, se concretizzata, potrebbe aprire nuovi scenari geopolitici.
Mentre Trump e Putin sembrano trarre vantaggio da questa situazione, l’Ucraina si trova in una posizione più delicata. Zelensky, pur accettando la tregua, deve bilanciare le pressioni esterne con le esigenze interne, in un contesto in cui la difesa aerea e la questione dei bambini rapiti rimangono priorità irrinunciabili. La telefonata tra i due leader, comunque, ha riportato un clima di apparente serenità, dopo settimane di tensioni.




