Al via il G7 di Evian tra droni, lacrimogeni e l’ombra dei nuovi conflitti
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Redazione Esteri
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È iniziato ufficialmente oggi, 15 giugno, il vertice dei capi di Stato e di governo del G7 che si terrà fino al 17 nella cittadina francese di Evian-les-Bains, affacciata sul lago Lemano e letteralmente presidiata da sedicimila agenti di polizia.
L’attesa per l’arrivo dei grandi della Terra, però, è stata preceduta ieri da violente scene di piazza che hanno trasformato il vicino centro di Ginevra in un campo di battaglia: migliaia di manifestanti – con un picco di circa ventimila persone segnalato dalle autorità – hanno sfidato le forze dell’ordine, le quali hanno risposto con idranti e gas lacrimogeni per disperdere un corteo in cui erano infiltrati elementi del cosiddetto "Black Bloc", autori di lanci di pietre e petardi.
Il cerimoniale svizzero e la prima cena di lavoro
Prima di approdare sul suolo francese, i leader (eccezion fatta per l’ospite Emmanuel Macron) fanno tutti tappa all’aeroporto di Ginevra-Cointrin, dove ad attenderli c’è il presidente della Confederazione Guy Parmelin, chiamato a svolgere un delicato ruolo di "anfitrione di passaggio".
Il capo di Stato svizzero, stando al protocollo, avrà a disposizione solo pochi minuti con ciascun leader – da Donald Trump a Keir Starmer, passando per la premier giapponese Sanae Takaichi – prima di affidarli al cerimoniale francese per il trasferimento nella località termale.
In serata, Macron ospiterà una cena di lavoro riservata ai soli componenti del vertice, un primo banco di prova per tastare il polso delle delegazioni in vista delle discussioni di domani su dossier caldi come l’Ucraina, la presenza del presidente Volodymyr Zelensky e il blocco navale nel Mar Rosso.
Il caso dell’Iran e la svolta negoziale
A monopolizzare l’attenzione nelle ore precedenti l’inizio del vertice non è solo la routine dei bilaterali ma la possibilità concreta che i lavori vengano scossi da un annuncio improvviso: si susseguono voci insistenti su una fumata bianca nei negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Fonti diplomatiche raccontano di intense trattative per un cessate il fuoco che prevedrebbe la riapertura del fondamentale stretto di Hormuz, minato e bloccato nelle ultime settimane; a tenere banco è proprio l’intesa con Teheran, un tema che aveva destato preoccupazione anche nei giorni precedenti, quando si discuteva se Trump avrebbe davvero fatto il viaggio o meno.
La conferma della sua presenza, arrivata ormai 48 ore fa, ha spazzato via i dubbi: il presidente americano, che ha festeggiato da poco il suo ottantesimo compleanno alla Casa Bianca, incontrerà separatamente i leader di Francia, Egitto, India, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, e gli analisti gli attribuiscono un ruolo cardine nella definizione di questo nuovo equilibrio mediorientale.
Le agende parallele di Meloni e Takaichi
Il viaggio verso Evian per Giorgia Meloni è iniziato idealmente già a Roma con un faccia a faccia a Villa Pamphilj – sponda italiana del summit – accolto con grande enfasi dalla stampa nipponica. La premier italiana ha incontrato la sua omologa giapponese Sanae Takaichi, giunta nella capitale in missione europea proprio per scaldare i motori in vista del vertice; un colloquio che è servito a rinsaldare il partenariato strategico bilaterale, soprattutto in materia di sicurezza economica e programmi comuni nel settore della difesa aerea.
Per Takaichi, arrivata alla sua prima grande scena internazionale da premier, questa trasferta rappresenta un banco di prova fondamentale per dimostrare che Tokyo può giocare un ruolo attivo nel bilanciamento delle potenze, ed è attesa una sua dichiarazione congiunta proprio sui dazi e le rotte commerciali minacciate dagli squilibri globali.




