Lampedusa, neonata morta per ipotermia dopo lo sbarco dalla Tunisia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tragedia della neonata morta per ipotermia a Lampedusa si è consumata subito dopo l’arrivo di un barcone partito dalla Tunisia con a bordo 55 migranti. Quando l’imbarcazione ha raggiunto la banchina dell’isola, i soccorritori si sono accorti immediatamente che la bambina, di appena cinque mesi secondo le prime ricostruzioni diffuse nelle ore successive allo sbarco, era in condizioni gravissime. Trasferita al Poliambulatorio, la piccola non è sopravvissuta. I medici hanno parlato di una probabile ipotermia causata dal freddo e dagli abiti rimasti a lungo bagnati durante la traversata del Mediterraneo.

La bambina viaggiava insieme alla madre, una giovane donna poco più che ventenne originaria della Costa d’Avorio, e alla sorellina. Alcune ricostruzioni riferiscono che la partenza sia avvenuta giovedì mattina da Sfax, in Tunisia, uno dei principali punti di partenza delle imbarcazioni dirette verso l’Italia. Durante il viaggio il mare e le condizioni del barcone avrebbero reso ancora più difficile la permanenza a bordo, soprattutto per i passeggeri più vulnerabili. Quando la motovedetta della Guardia di finanza ha intercettato l’imbarcazione nella notte, la situazione della piccola era già disperata e ogni tentativo di salvarla si è rivelato inutile poco dopo l’arrivo a Lampedusa.

Il dramma del mare mentre Lampedusa attende il Papa

La morte della neonata ha riportato al centro delle cronache il tema degli sbarchi e delle condizioni affrontate dai migranti lungo la rotta tunisina. La tragedia si è verificata in giorni particolari per l’isola, che attende la visita di Papa Leone XIV prevista per il 4 luglio. Nella maggiore delle Pelagie continuano infatti gli arrivi di barconi e, insieme agli sbarchi, tornano a emergere le difficoltà di chi affronta viaggi estremamente lunghi e pericolosi. Il caso della bambina ivoriana si aggiunge a una lunga serie di episodi che negli anni hanno segnato Lampedusa, diventata simbolo delle tragedie del Mediterraneo.

Secondo quanto emerso dopo lo sbarco, la piccola sarebbe rimasta esposta per ore al freddo e all’umidità durante la traversata. I vestiti inzuppati d’acqua e le condizioni del viaggio avrebbero aggravato rapidamente il suo stato di salute. I sanitari intervenuti al Poliambulatorio hanno tentato di prestarle soccorso subito dopo il trasferimento dalla banchina, ma il quadro clinico era ormai compromesso. Le immagini dell’arrivo del barcone e dei soccorsi hanno nuovamente riportato l’attenzione sulle condizioni in cui molte famiglie affrontano il viaggio verso l’Europa, spesso con bambini molto piccoli a bordo.

La notizia domina il dibattito sugli sbarchi

La vicenda della neonata morta a Lampedusa è diventata rapidamente uno dei temi più discussi anche durante il pre Europe Gulf Forum organizzato a Navarino, nel Peloponneso, da Antenna Group e Atlantic Council. La notizia della bambina deceduta subito dopo lo sbarco ha dominato il confronto sulle migrazioni e sulle tensioni che accompagnano l’avvicinarsi della stagione estiva. Al centro dell’attenzione resta soprattutto la rotta che collega la Tunisia alle coste italiane, con partenze che continuano a coinvolgere intere famiglie in cerca di una possibilità diversa in Europa.

La madre della bambina aveva lasciato la Costa d’Avorio tentando di raggiungere l’Italia insieme alle due figlie. La più piccola, però, non è mai riuscita a vedere il Paese verso cui era diretta. Lo sbarco a Lampedusa si è trasformato in un dramma nel giro di pochi minuti, mentre i soccorritori cercavano di trasferire la bambina verso il presidio sanitario dell’isola. La morte per probabile ipotermia della neonata riporta ancora una volta l’attenzione sulle condizioni dei viaggi affrontati dai migranti nel Mediterraneo centrale e sulle conseguenze che colpiscono soprattutto i più fragili.

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