Lione, la notte di sangue davanti a Sciences Po: accerchiato e picchiato, ventitreenne in morte cerebrale
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Redazione Esteri
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Il tragico epilogo, temuto sin dalle prime ore successive alla rissa scoppiata giovedì sera nel quartiere di Lione che ospita l’Istituto di Studi Politici, si è purtroppo concretizzato nella mattinata di venerdì: Quentin, questo il nome del giovane di 23 anni rimasto vittima dell'aggressione, è stato dichiarato in stato di morte cerebrale dopo che i medici dell'ospedale Édouard-Herriot, dove era stato ricoverato d'urgenza, hanno dovuto praticargli l'estrema unzione. Un episodio di violenza politica, avvenuto il 12 febbraio, che ha sconvolto la Francia e che trova la sua genesi in una conferenza della parlamentare europea de La France Insoumise, Rima Hassan, la cui presenza nell'aula magna dell'ateneo ha attirato, come era prevedibile, la protesta del collettivo femminista identitario Némésis. Erano una manciata di attiviste, quelle scese in strada con uno striscione contro l’"islamo-gauchismo", e con loro, a garantire la sicurezza in caso di contromanifestazione, un gruppo altrettanto ristretto di giovani volontari, tra i quali figurava appunto Quentin. Ma la tensione, nell'aria ormai da anni in quella zona universitaria teatro di frequenti scontri tra fazioni opposte, è rapidamente degenerata quando, secondo le prime ricostruzioni fornite dal collettivo Némésis e riprese da più fonti giornalistiche, un nutrito gruppo di antagonisti avrebbe preso di mira le ragazze, e poi inseguito i loro difensori mentre questi lasciavano la zona per evitare ulteriori contatti -4.
La dinamica dell'accaduto, al centro di un'inchiesta della Procura di Lione per “violenze aggravate”, si è dipanata in due momenti distinti: prima la scaramuccia davanti all'istituto, dove le forze dell'ordine sono intervenute per sedare gli animi, e poi, a distanza di tempo e a circa un chilometro di distanza, l'aggressione fatale -10. È lì, in una via poco illuminata del quinto arrondissement, che Quentin e un suo amico sono stati raggiunti e circondati. I testimoni parlano di una decina di assalitori, armati di guantoni e con il volto travisato, che avrebbero colpito il ragazzo con estrema determinazione: un primo urto lo avrebbe fatto cadere a terra, e da quel momento, come si apprende dalla ricostruzione del quotidiano Le Figaro, il pestaggio è proseguito con una serie di calci inferti alla testa mentre era ormai inerme, finché non ha perso conoscenza -4. Il compagno che era con lui, ferito in modo lieve, ha tentato di trascinarlo via e ha lanciato l'allarme, ma per Quentin le lesioni cerebrali riportate nell'impatto e nella successiva pioggia di colpi si sono rivelate irreversibili.
La responsabilità politica di quanto accaduto è diventata immediatamente oggetto di un duro scontro dialettico, con l'estrema destra che ha puntato il dito contro i gruppi antifascisti e, in particolare, contro La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, accusata di fomentare un clima d'odio. Marine Le Pen e Jordan Bardella hanno chiesto a gran voce che le formazioni come la Jeune Garde Antifasciste vengano inserite nelle liste delle organizzazioni terroristiche, mentre il presidente dei Républicains Bruno Retailleau ha parlato di una spirale di violenza che gravita attorno ai satelliti della sinistra radicale -10. D'altro canto, la stessa eurodeputata Rima Hassan, pur esprimendo sgomento e condannando fermamente l'aggressione, ha tenuto a sottolineare come il servizio d'ordine che presidiava la sua conferenza non abbia avuto alcun contatto con i manifestanti di estrema destra, e il coordinatore di LFI Manuel Bompard ha ribadito la condanna senza ambiguità di ogni forma di violenza fisica, rifiutando però qualsiasi tentativo di collegamento tra il partito e i responsabili del pestaggio -8. La Procura, dal canto suo, mantiene un atteggiamento di cautela, ribadendo che le circostanze precise sono tutte da determinare e che l'indagine, affidata alla polizia giudiziaria, dovrà far luce su quanto accaduto in quelle due ore frenetiche che separano la manifestazione di protesta dall'agguato in cui Quentin ha perso la ragione di vivere. La ricostruzione fornita dall'avvocato della famiglia, Fabien Rajon, parla senza mezzi termini di un "linciaggio gratuito" perpetrato da individui in netta superiorità numerica, scagionando la vittima da qualsiasi ruolo attivo nello scoppio della rissa e descrivendolo come uno studente di matematica dedito alla filosofia e al volontariato parrocchiale, lontano anni luce dagli stereotipi del militante violento -10.
La caccia all’uomo e le accuse incrociate tra i collettivi
La notte di sangue non si è conclusa con il ricovero del giovane, ma ha aperto una fase di serrate accuse e di vera e propria caccia all'uomo, con i rispettivi schieramenti che si rinfacciano la titolarità dell'aggressione. Il collettivo Némésis, attraverso la sua presidente Alice Cordier, ha diffuso un comunicato in cui non solo denuncia la ferocia dell'attacco, ma fornisce anche elementi che potrebbero indirizzare le indagini: le attiviste presenti sul posto avrebbero infatti riconosciuto tra gli aggressori un uomo, Jacques Elie Favrot, descritto come collaboratore del deputato di LFI Raphaël Arnault e membro attivo della Giovane Guardia Antifascista, un gruppo fondato nel 2018 e sciolto dal governo francese nel giugno del 2025 proprio per i suoi "agissements violents" -2. Quest'ultimo dettaglio, lungi dall'essere trascurabile, inserisce la vicenda in un contesto di scontri endemici tra fazioni opposte che da anni insanguinano i dintorni del campus universitario di Lione, dove la tensione tra estrema destra e antagonisti è stata spesso repressa ma mai realmente sopita. Se da un lato la sinistra radicale, attraverso i suoi rappresentanti, prende le distanze da qualsiasi forma di violenza, dall'altro l'estrema destra cavalca l'ondata di commozione popolare per chiedere provvedimenti esemplari e una messa al bando totale dei collettivi antifascisti, come dimostra la petizione lanciata da Némésis per far classificare gli "antifa" come organizzazione terroristica, che in poche ore ha raccolto migliaia di adesioni -2. In questo clima rovente, la politica francese si trova a fare i conti con uno stillicidio di violenza che rischia di tracimare definitivamente, mentre i genitori di Quentin, assistiti dall'avvocato, attendono giustizia e i medici non possono fare altro che constatare l'irreversibilità del danno cerebrale.




