Lombardia, frenata sui beni durevoli: a Cremona il terzo calo più forte della regione
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Redazione Economia
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Nel 2025 il mercato lombardo dei beni durevoli, tradizionale motore della spesa delle famiglie italiane, ha subito una flessione significativa, attestandosi a 15,4 miliardi di euro. Il dato, che emerge dall’Osservatorio Annuale Consumi di Findomestic, segna un calo del 2,4% rispetto all’anno precedente; una contrazione che, pur risultando lievemente più contenuta di quella registrata nel Nord-Ovest (-2,6%), si rivela più accentuata della media nazionale, ferma a -2,1%. Nonostante la tenuta del primato regionale – la Lombardia si conferma infatti il primo mercato italiano per questo comparto – il quadro restituito dall’analisi evidenzia una crepa nel potere d’acquisto, una difficoltà che assume contorni particolarmente netti in alcune aree della regione.
A emergere con chiarezza è il dato relativo alla provincia di Cremona, che con una spesa complessiva di 532,8 milioni di euro nel settore dei beni durevoli fa registrare una flessione del 3,2% rispetto al 2024. Si tratta della terza contrazione più marcata su tutto il territorio lombardo, un dato che posiziona il cremonese in una fascia di particolare sofferenza economica. Le rilevazioni dell’osservatorio, giunto alla trentaduesima edizione, fotografano un territorio in cui l’acquisto di automobili, mobili e tecnologia – voci che storicamente trainano i consumi – subisce un rallentamento più netto rispetto al contesto regionale, suggerendo una maggiore fragilità nella capacità di spesa delle famiglie locali.
Brescia, il peso di un rallentamento diffuso
Se Cremona rappresenta la punta più acuta di questa frenata, è tuttavia il caso di Brescia a offrire la misura più strutturale del cambiamento in atto. La provincia bresciana, che con 1,8 miliardi di euro di consumi in beni durevoli si conferma il quinto mercato italiano e il secondo in Lombardia, ha infatti registrato un calo del 2,8%, superiore alla media regionale. Un dato, quest’ultimo, che assume un peso specifico notevole se si considera che la spesa media per famiglia si attesta comunque su livelli elevati, pari a 3.225 euro. A commentare il fenomeno è Francesco Timpano, ordinario di Politica economica all’Università Cattolica, il quale sottolinea come la contrazione nel segmento dei beni durevoli vada letta come un indicatore anticipatore di incertezza: «Quando le famiglie iniziano a rimandare l’acquisto di auto, mobili o tecnologia, vuol dire che percepiscono incertezza sul futuro e una riduzione del potere d’acquisto», spiega il professore, inquadrando il fenomeno come un termometro della fiducia economica.
Un’inversione di tendenza che attraversa i settori chiave
La flessione, secondo i dati dell’osservatorio, attraversa trasversalmente i principali comparti osservati, dalla mobilità alla tecnologia. Pur mantenendo la leadership nazionale in tutti i settori strategici, la Lombardia non è quindi immune a una dinamica che appare ormai consolidata: quella di una domanda interna che arretra, probabilmente schiacciata tra l’inflazione passata e le incertezze sul reddito disponibile. La spesa per beni durevoli, per sua natura legata a scelte rinviabili, diventa così il campo di battaglia dove si consumano le scelte più dolorose per i bilanci familiari: l’auto nuova che si tiene per un altro anno, il frigorifero che si ripara invece di sostituirlo, il divano che aspetta.
A differenza di altre rilevazioni puramente congiunturali, l’indagine di Findomestic – che quest’anno ha messo a fuoco anche le differenze tra le aree interne e le province più industrializzate – restituisce un quadro in cui la resilienza di alcuni territori convive con la fragilità di altri. Brescia, pur con il suo calo superiore alla media, resta un pilastro del sistema regionale; Cremona, con il suo -3,2%, mostra invece le crepe più profonde di un sistema che, pur nella sua eterogeneità, appare accomunato da una stessa difficoltà: quella di programmare il futuro quando le risorse scarseggiano.
L’ombra lunga dell’incertezza sui consumi familiari
Il dato lombardo, dunque, non va letto solo come una statistica di settore, ma come un riflesso delle aspettative delle famiglie. Il fatto che la spesa per beni durevoli – quella che tradizionalmente segna il passo quando le prospettive economiche si offuscano – sia in calo in misura più marcata rispetto ad altre macro-aree del Paese (e in alcune province più di altre) conferma l’ipotesi di una cautela diffusa. Le rilevazioni relative al 2025 tracciano una linea di demarcazione netta rispetto agli anni precedenti, restituendo l’immagine di un sistema produttivo e commerciale che, pur mantenendo la sua centralità, frena l’espansione sotto il peso delle incertezze percepite.
Mentre la Lombardia continua a dominare la classifica nazionale dei consumi di beni durevoli, la fotografia scattata dall’Osservatorio mostra una regione a due velocità. Da un lato, province come Brescia dimostrano una capacità di spesa ancora significativa, pur in calo; dall’altro, territori come Cremona evidenziano una flessione che interroga sulle reali condizioni economiche delle famiglie. Un’analisi che, al netto dei primati regionali, lascia emergere una preoccupazione concreta: quella di un mercato che, seppur ancora in testa, cammina più piano, trascinato dal peso di un potere d’acquisto che fatica a tenere il passo.




