beni durevoli in frenata: si spende più che nel 2019, ma si compra meno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato dei beni durevoli in Italia si appresta a chiudere il 2025 con un segno negativo, invertendo la rotta dopo due anni di crescita. Secondo il 32° Osservatorio Findomestic, realizzato con Prometeia, la spesa complessiva scenderà a 77,1 miliardi di euro, registrando un calo del 2,4% in valore e del 2,3% in volume-2-4. Un dato che, se paragonato al periodo precedente la pandemia, rivela un paradosso significativo: le famiglie italiane spendono oggi l'11,4% in più rispetto al 2019, ma acquistano, in termini reali, il 6,8% in meno-3-5. Questo scollamento tra valore e quantità, come ha chiarito Claudio Bardazzi, responsabile dell'Osservatorio, è l'effetto di un aumento medio dei prezzi che in sei anni ha sfiorato il 20%, erodendo il potere d'acquisto e costringendo a destinare più risorse per ottenere meno beni-3-6.

Il peso decisivo della mobilità in sofferenza

A trainare la flessione generale è soprattutto il comparto della mobilità, che da solo rappresenta il 57% della spesa delle famiglie in beni durevoli. Al suo interno, si osserva un mercato che procede a due velocità nettamente divergenti. Da un lato, le auto nuove subiscono una frenata netta, con un calo del 9% a valore e una contrazione delle immatricolazioni, mentre dall'altro l'usato dimostra una tenuta maggiore, confermandosi come il primo mercato per valore assoluto con un giro d'affari di 24,4 miliardi di euro. Anche il settore delle due ruote, dopo un quadriennio di crescita, segna una battuta d'arresto, sebbene il confronto con il 2019 mostri incrementi consistenti sia a volume che a valore.

Un quadro regionale a macchia di leopardo

Il rallentamento non investe il Paese in modo uniforme, ma disegna una geografia dei consumi estremamente variegata. Le tradizionali locomotive del nord, come Lombardia, Lazio e Veneto, registrano flessioni comprese tra il 2,6% e il 2,8%. All'opposto, il Trentino-Alto Adige si conferma la regione più resiliente, con un calo contenuto allo 0,7%, mentre performance sorprendentemente tenaci si riscontrano in Sicilia e Liguria, entrambe ferme a -1,3%. All'estremo negativo della classifica si posiziona la Basilicata, con un calo del 4%, un dato che riflette fragilità strutturali, seguito da Piemonte, Molise, Abruzzo e Lazio, dove la flessione si attesta su valori significativi. Nonostante il calo, la Lombardia mantiene un ruolo dominante in termini assoluti, con una spesa di 15,4 miliardi che vale da sola circa un quinto del totale nazionale.

La tenuta del settore casa e il ruolo del credito

Diversamente dalla mobilità, il comparto "casa" – che comprende mobili, elettrodomestici, elettronica e informatica – mostra un quadro di sostanziale stabilità o di lieve assestamento dopo gli exploit post-pandemici. All'interno di questo macrosettore, emergono tuttavia dinamiche opposte: accanto a segmenti in leggero calo, come i grandi elettrodomestici, si distingue la vivace crescita dei piccoli elettrodomestici, trainata da prodotti legati al benessere personale e alla semplificazione domestica, e una ripresa dell'information technology. In questo contesto di generale frenata, il credito al consumo si conferma una leva fondamentale per le famiglie, registrando un aumento del 7% nelle erogazioni nei primi dieci mesi dell'anno. Secondo l'amministratore delegato di Findomestic Banca, oltre quattro italiani su dieci hanno fatto ricorso a una forma di finanziamento negli ultimi tre anni, e per la maggior parte di loro questa opzione è stata determinante per non rinunciare all'acquisto.

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