Il paradosso del fisico: tutti lo vogliono, ma i dati dicono che nessuno lo compra più

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Migliaia di videogiocatori hanno riempito i social network di proteste, thread e petizioni contro la scelta di Sony di dire addio ai dischi fisici a partire dal 2028, eppure, a guardare i numeri delle vendite, viene da chiedersi chi stia comprando davvero quei supporti che tutti dicono di voler difendere.

Il dibattito, rovente e destinato a durare ancora a lungo, si scontra con una realtà statistica piuttosto implacabile, quella fotografata dall'analista di settore Mat Piscatella, secondo il quale negli Stati Uniti, dall'inizio del 2026 a oggi, soltanto sette titoli per PlayStation sono riusciti a superare quota 100.000 copie fisiche vendute.

Un numero che, se paragonato al flusso costante di milioni di transazioni digitali che alimentano quotidianamente gli store online delle piattaforme, racconta di un pubblico che ha già votato con il proprio portafoglio molto prima che Sony annunciasse ufficialmente la fine dell'era dei supporti ottici.

Il paradosso di Steam e la lezione di Chet Faliszek

C'è una certa ironia nel fatto che molte delle voci più critiche verso la decisione di Sony provengano proprio da utenti che da anni hanno costruito le proprie librerie videoludiche interamente in formato digitale, magari approfittando degli sconti settimanali su Steam o del catalogo a noleggio di Xbox Game Pass.

A sottolineare questa contraddizione ci ha pensato Chet Faliszek, ex scrittore di Valve, la software house di Half-Life e creatrice della piattaforma Steam, che ha osservato come il predominio del digitale non sia stato certo un'imposizione calata dall'alto, ma il risultato di una scelta consapevole e massiccia da parte degli stessi giocatori.

Il suo intervento, ripreso da diverse testate internazionali, mette il dito nella piaga: se il mercato si è orientato verso il download, i saldi e le librerie sempre disponibili senza bisogno di scaffali e custodie, è perché i consumatori hanno deciso che quei vantaggi superavano di gran lunga il piacere di possedere fisicamente un disco.

Le restrizioni social interne a Sony e la gestione del malcontento

La consapevolezza di aver toccato un nervo scoperto, in Sony, era probabilmente già ben chiara prima ancora che la notizia facesse il giro del mondo, tanto che secondo quanto riportato da Alanah Pearce, ex dipendente di Santa Monica Studio e volto noto del giornalismo videoludico per il suo passato in IGN, la società avrebbe imposto ai propri dipendenti delle linee guida sulla comunicazione pubblica e sui social media particolarmente stringenti, proprio per gestire il prevedibile tsunami di polemiche.

Non si tratta di un dettaglio marginale, perché evidenzia come all'interno dei piani alti dell'azienda giapponese si fosse pienamente consapevoli della portata emotiva della scelta, ma anche della necessità di blindare il personale da eventuali esternazioni che potessero alimentare ulteriormente la tensione. Un approccio, questo, che lascia intendere come la transizione verso il solo digitale sia stata ponderata a lungo, soppesando non solo gli aspetti tecnici ed economici, ma anche l'impatto reputazionale su una base di utenti storicamente legata alla cultura del possesso.

Il mercato dell'usato: un gigante da sette miliardi destinato a scomparire

Uno degli argomenti più ricorrenti tra i critici della scelta di Sony riguarda l'impatto distruttivo che la fine dei dischi fisici avrà sul mercato dell'usato, un settore che oggi muove cifre astronomiche, superando i sette miliardi di dollari a livello globale secondo le stime di Dataintelo, e che nelle proiezioni più ottimistiche avrebbe potuto addirittura raddoppiare il proprio giro d'affari entro il 2034, avvicinandosi alla soglia dei 14 miliardi.

Ma è proprio qui che si inserisce l'analisi, più realistica e severa, di Kazunori Ito, direttore della ricerca azionaria di Morningstar, il quale non ha usato giri di parole nel definire le conseguenze di questa transizione come gravi e inevitabili, prevedendo un graduale ma inesorabile restringimento del comparto fino alla sua completa estinzione.

Senza nuovi giochi stampati su supporto ottico, infatti, l'intero ecosistema dell'acquisto e rivendita tra privati perderebbe il suo principale alimentatore, condannando le copie già in circolazione a diventare beni di nicchia per collezionisti e appassionati, mentre il mercato di massa si adeguerà definitivamente alle logiche delle licenze digitali e degli abbonamenti.

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