Bimba morta sull'autostrada Torino-Aosta, incidente provocato da un furgone pirata
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La tragica morte di una bambina di appena due mesi, sbalzata sull’asfalto dell’autostrada A5 la sera di sabato, comincia ad assumere i contorni di una vicenda ancor più amara, poiché – stando alle indagini coordinate dalla Procura di Ivrea – il sinistro non sarebbe stato causato da un banale errore di guida, bensì dalla condotta di un altro conducente, quello di un furgone che, dopo aver tamponato l’auto della madre, ha deciso di darsi alla fuga. Le immagini acquisite dagli uomini della Polizia Stradale, del resto, mostrano con chiarezza l’urto violento tra i due mezzi, un impatto che ha provocato l’uscita di strada della vettura su cui viaggiavano la giovane donna e la neonata, dirette verso Aosta. Quel che lascia interdetti, aggiungendo un tassello inquietante alla già drammatica dinamica, è il comportamento del guidatore del furgone, il quale, secondo quanto ricostruito, si sarebbe inizialmente fermato per poi ripartire, dileguandosi nel traffico notturno e trasformandosi così nel principale ricercato.
L’ipotesi della terza vettura e il mistero dell’ovetto
La caccia al furgone pirata, tuttavia, non rappresenta l’unico fronte investigativo su cui si concentrano gli inquirenti, i quali – dopo aver ascoltato alcuni testimoni e visionato i filmati delle telecamere di sorveglianza del tratto autostradale presso Volpiano – devono fare i conti con la possibilità, altrettanto agghiacciante, che una terza auto sia stata coinvolta. Gli elementi in loro possesso, infatti, inducono a pensare che la piccola, dopo essere stata proiettata fuori dall’abitacolo e mentre giaceva ancora avvolta nella sua copertina sulla carreggiata, possa essere stata investita da un altro veicolo, al momento non ancora identificato né rintracciato. Parallelamente, gli specialisti stanno esaminando con attenzione i resti della Fiat 500X coinvolta, conducendo accertamenti tecnici mirati a stabilire le cause per le quali il seggiolino, che avrebbe dovuto proteggere la neonata da ogni evenienza, non sia riuscito a trattenerla al momento dell’impatto, finendo a sua volta sbalzato via.
Le indagini per omicidio stradale
È sulla base di questi primi, cruciali riscontri che la magistratura ha deciso di aprire un fascicolo per il reato di omicidio stradale, un’ipotesi che, come noto, presuppone la violazione delle norme del codice della strada e che, in questo frangente, sembra trovare un fondamento proprio nella fuga del conducente del furgone, gesto che di per sé configura un grave illecito. La conferma, peraltro, che l’auto della madre non abbia perso il controllo autonomamente ma sia stata letteralmente spinta fuori strada dall’urto posteriore, scardina qualsiasi ipotesi di fatalità o di mera disgrazia, spostando il fulcro della responsabilità verso una condotta precisa e individuabile. La Procura, dunque, lavora per ricostruire l’esatto concatenarsi degli eventi in quei tragici minuti, incrociando i dati tecnici con le testimonianze e i riscontri video, nella speranza di dare un nome e un volto a chi, quella sera, ha scelto di voltare le spalle a una tragedia immane.
Una notte di dicembre sull’asfalto bagnato
Sono le venti circa di un sabato di dicembre, sull’asfalto forse bagnato della Torino-Aosta, quando il rumore sordo dello scontro rompe la routine del traffico serale. Da quel momento, la vita di una famiglia si frantuma in una sequenza di eventi luttuosi e di interrogativi giudiziari. L’attenzione degli investigatori, ora, è catalizzata da due obiettivi principali: individuare il furgone e il suo conducente, da un lato, e fare luce sulla possibile presenza del terzo veicolo, dall’altro. Ogni dettaglio, persino il più tecnico come quello relativo al seggiolino, viene passato al setaccio, perché in casi come questi, dove la verità sembra essersi allontanata insieme a un fanale che si spegne nella notte, è solo la meticolosità delle indagini a poter restituire, almeno in parte, un senso alla giustizia.




