Sta tornando la scabbia: il boom dei casi e l'ostacolo dei farmaci non rimborsati

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Considerata per decenni una patologia legata a condizioni di scarsa igiene o a contesti di marginalità, la scabbia ha compiuto un sorprendente e preoccupante ritorno sulla scena epidemiologica italiana, smantellando ogni facile stereotipo. I numeri del 2024, del resto, non lasciano spazio a interpretazioni: si registra un incremento dei casi pari al 750% rispetto al periodo precedente la pandemia da Covid-19, un'impennata che segnala una diffusione ormai trasversale e che trova i suoi piccoli focolai, in particolare, nelle regioni Emilia-Romagna e Lazio. L'infezione cutanea, altamente contagiosa e provocata da un acaro, si conferma dunque una realtà sanitaria attuale e in espansione, lontana dall'essere una mera reliquia del passato.

Un paradosso sanitario: malattia denunciabile, cure a carico del paziente

A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé allarmante, interviene una contraddizione di sistema che gli specialisti denunciano da tempo. La scabbia, infatti, è soggetta a obbligo di denuncia alle autorità sanitarie, in quanto patologia infettiva di rilevanza collettiva, eppure – fatto non secondario – le terapie necessarie per debellarla rimangono quasi interamente a carico di chi ne è colpito. Questo paradosso, come evidenziato dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, crea una disparità di accesso alle cure: la malattia, che colpisce spesso i bambini, finisce per gravare economicamente sulle famiglie, le quali devono sostenere di tasca propria le spese per i trattamenti.

Resistenze farmacologiche e scarsa aderenza alle terapie

La mancata rimborsabilità a livello nazionale della maggior parte dei farmaci antiscabbia, relegati in una fascia di costo non mutuabile se non in poche regioni virtuose, produce due effetti negativi concatenati. Da un lato, l'elevato prezzo può spingere i pazienti a interrompere precocemente la cura o a non applicarla in modo corretto e completo, riducendone drasticamente l'efficacia. Dall'altro, questa pratica scorretta, unitamente a un uso non ottimale dei presìdi terapeutici, favorisce l'insorgenza di resistenze farmacologiche da parte del parassita, un fenomeno già documentato e in crescita, che rischia di rendere alcuni trattamenti progressivamente inefficaci.

La richiesta degli specialisti per una svolta

Di fronte a questa situazione, la comunità medica solleva una precisa richiesta alle istituzioni, sottolineando come la scabbia sia riconosciuta persino dall'Organizzazione Mondiale della Sanità tra le "Malattie Tropicali Neglette". L'appello è per un cambio di passo che porti al riconoscimento dei farmaci più efficaci nella fascia A, garantendone così la piena rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Solo un tale provvedimento, secondo gli esperti, potrebbe migliorare in modo sostanziale l'aderenza alle terapie da parte dei pazienti, spezzare il circolo vizioso delle resistenze e costituire una barriera efficace per contenere la diffusione di una parassitosi che mostra di sapere ben adattarsi al presente.

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