La Mercedes tocca il fondo per guadagnare tre decimi, e la McLaren smonta l’ala nuova

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il Circus della Formula 1, che pure aveva salutato con un misto di timore e rispetto il dominio iniziale della Mercedes, si ritrova ora a fare i conti con una W17 capace di rispolverare gli spettri del 2014. All’epoca, ci si ricordi, la squadra di Brackley diede il via a un’egemonia protrattasi fino al 2021; oggi, forte di una superiorità tecnica che non aveva nemmeno bisogno di significativi aggiornamenti – eppure Kimi Antonelli e George Russell avevano già monopolizzato tutte le vittorie fino a Miami – lo staff guidato da James Allison ha deciso di colpire. A Montreal è arrivato il primo vero pacchetto evolutivo, e i due piloti della Stella hanno rifilato alla concorrenza quei tre decimi promessi dalle simulazioni al simulatore. Un margine che, nel giro secco come nel passo gara, rischia di trasformare il campionato in una processione.

McLaren, l’ala che non ha convinto e il ritorno al vecchio

Dall’altra parte del box, la McLaren ha vissuto un fine settimana canadese ben diverso. La scuderia di Woking, dopo aver introdotto a Miami il primo dei suoi macro-aggiornamenti stagionali – un pacchetto che le aveva consentito un notevole passo in avanti – si è presentata sul tracciato intitolato a Gilles Villeneuve con la seconda ondata di novità. Peccato che la nuova ala anteriore, durante le uniche prove libere disputate, non abbia dato ciò che ci si aspettava. Tanto che i tecnici hanno preferito smontarla e tornare alla specifica usata fino alla gara precedente. Una scelta obbligata, hanno spiegato, non una bocciatura definitiva: la MCL40 tornerà a montarla in futuro, magari dopo averne compreso meglio il comportamento su un tracciato atipico come quello canadese. La sfida, nel frattempo, si sposta sulle partenze, dove la Ferrari sembra aver recuperato terreno.

Il valore dell’affidabilità tecnica e i segreti Mercedes

Uno dei punti di forza del ciclo tecnico ‘papaya’, avviato nella seconda metà del 2023, è sempre stata l’affidabilità delle nuove componenti portate in pista. I pacchetti, più o meno si, avevano sempre confermato quanto emerso nelle simulazioni. Con queste premesse, la rimozione della principale novità – effettuata subito dopo la sessione di libere – non poteva passare inosservata. Non si tratta, a loro dire, di una bocciatura, ma di una prudenza necessaria su un circuito dove il margine di errore è minimo. Intanto, dalla parte della Mercedes, emergono i segreti di una vettura che vola: la frizione e il software di partenza, gestiti con maestria da Antonelli – il quale ieri ha ribadito che “questo Mondiale si deciderà soprattutto sugli aggiornamenti, perché la curva di sviluppo è molto ripida” – rappresentano un valore aggiunto non trascurabile. E la Ferrari? Chi si ferma è perduto.

La corsa agli sviluppi e il peso delle simulazioni

Per rispondere ai molti aggiornamenti portati a Miami dai team avversari, la Mercedes – leader assoluta di questo avvio stagionale con quattro successi su quattro Gran Premi disputati – si è presentata in Canada con un primo importante pacchetto di sviluppi aerodinamici e meccanici. La W17, insomma, non solo ha mantenuto il vantaggio, ma lo ha addirittura incrementato. I tre decimi guadagnati, dicono a Brackley, sono il frutto di un lavoro certosino al simulatore, dove ogni singola modifica era stata validata prima di essere prodotta. La McLaren, dal canto suo, tornerà alla carica: l’ala nuova non è stata bocciata, solo rimandata. Ma in una F1 dove ogni decimo conta e il campo di battaglia è fatto di dettagli – dal flap all’endplate, dalla mappa della centralina alla gestione termica – fermarsi, anche solo per un week-end, può costare caro. E i rivali, si sa, non aspettano.

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