La doppia anima di Genova tra l’abbraccio e lo sgombero degli alpini
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Redazione Interno
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Genova si prepara a indossare la penna nera, sebbene il gesto, per certi versi, le riesca ancora stretto. A pochi giorni dalla 97ª Adunata nazionale, la città si trova a navigare in un cortocircuito emotivo e amministrativo che ne rivela le contraddizioni più profonde. Se da un lato il capoluogo ligure ha potenziato i servizi sanitari, raddoppiando il personale nelle case della comunità di via Assarotti e via Archimede per far fronte all’arrivo di centinaia di migliaia di penne nere, dall’altro i primi gruppi di alpini giunti in anticipo hanno già sperimentato il pugno duro della polizia locale. Il fulmine a ciel sereno è scoppiato alla Foce, in via Cecchi, dove un accampamento non autorizzato – tende, gazebo e persino un wc chimico – è stato smantellato in tempi record dopo la segnalazione sui social network, con gli agenti che hanno contestato l’occupazione abusiva di suolo pubblico.
Tuttavia, la mannaia della burocrazia sembra aver colpito in modo selettivo. A poche decine di metri di distanza, in piazza Rossetti, la realtà appare diametralmente opposta. Qui un’altra tenda verde militare, con tanto di bandiera italiana e tavola apparecchiata, spunta indisturbata tra i giardinetti pubblici, in un’area adiacente ai giochi per bambini. Nessun agente si è presentato a chiedere il titolo autorizzativo, e i diretti interessati, provenienti dalla provincia di Torino, confessano candidamente di essere consapevoli del divieto pur avendo “sperato che li lasciassero stare”. È proprio questa disparità di trattamento ad aver fatto scoppiare la polemica politica. Matteo Salvini, che ormai da più di un anno non è più un semplice ex ministro ma una delle voci più critiche dell’esecutivo, ha tuonato contro l’amministrazione guidata da Silvia Salis, accusandola di applicare “due pesi e due misure” e chiedendo la stessa solerzia mostrata con le penne nere anche per i bivacchi legati al degrado e alla microcriminalità.
Il nodo della sicurezza e il fantasma delle molestie
A complicare ulteriormente il clima c’è la tensione sociale che serpeggia nei vicoli del centro storico, dove alcune scritte comparse sui muri – tra cui un eloquente “attenzione alpini, molestatori in città” – hanno gettato ombra sui valori di solidarietà e cameratismo che il rappresenta. Sebbene il sindaco avesse inizialmente scritto all’Associazione per accoglierli “con onore”, la realtà della strada racconta di una accoglienza più fredda. In Consiglio comunale, Silvia Salis ha cercato di mediare, definendo l’Adunata un evento di portata storica che non può trasformarsi in “uno scontro di trincea”, pur riconoscendo le “preoccupazioni” delle donne riguardo ad alcuni episodi di goliardia avvenuti in passate edizioni. Un bilanciamento difficile, quello della prima cittadina, che si trova a ballare tra la necessità di non macchiare la reputazione di un corpo che, per esempio, fu tra i primi a correre in soccorso di Genova dopo il crollo del ponte Morandi, e il dovere di non ignorare le istanze di chi vede in questi raduni una celebrazione di “mascolinità tossica”.
La macchina organizzativa tra efficienza e rigidità
Sul fronte strettamente logistico, la macchina dei soccorsi è stata messa in stato di allerta massima. La regia è affidata a un’unità di crisi che gestirà tre postazioni mediche avanzate in piazza De Ferrari, piazza della Vittoria e piazza Caricamento, con un incremento degli organici nei pronto soccorso di San Martino, Villa Scassi e Galliera. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare il collasso delle strutture ospedaliere, dirottando i codici minori verso le case della comunità, mentre per le emergenze il riferimento resta il pronto intervento. Eppure, per quanto la macchina sia oliata, resta l’amaro in bocca per un certo rigore mostrato verso chi, da decenni, rappresenta un simbolo della protezione civile italiana. Gli stessi alpini, intenti a montare tendoni con zona notte e angoli cottura lungo corso Italia, sembrano vivere questi primi giorni di avvicinamento alla festa con un misto di rassegnata ironia e un pizzico di disillusione.




