Melonellum, i conti in sospeso dello Stabilicum tra critiche tecniche e veto politico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il meccanismo che molti, non senza una certa ironia, hanno ribattezzato "Melonellum" entra nel vivo del dibattito parlamentare, portando con sé una promessa ambiziosa – quella di restituire stabilità al paese – e una lunga scia di polemiche tecniche che rischiano di arenare il progetto prima ancora della sua approvazione.

Il testo depositato dal centrodestra a fine febbraio, come confermato dal lavoro dei rispettivi capigruppo, cancella di fatto i collegi uninominali per abbracciare un proporzionale corretto da un robusto premio di governabilità. avantionline +3

A parlare, nelle intenzioni dei promotori, è la volontà di evitare quelle larghe intese che hanno caratterizzato gli esecutivi post-elettorali del decennio scorso; una volontà, questa, ribadita con forza dal presidente della VII commissione Cultura, Roberto Marti, secondo cui il paese non può più permettersi l’incertezza di governi nati al ribasso. frosinonenews +3

Il rebus del premio e il risiko delle percentuali

Il cuore pulsante della riforma, e anche il suo punto più esposto alle critiche, è senza dubbio il premio di maggioranza che scatterebbe al superamento della soglia del 40% dei voti validi.

Se una coalizione raggiunge questo traguardo – si legge nella bozza – si aggiudica 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, un meccanismo pensato per trasformare una vittoria risicata in una solida base parlamentare. repubblica +3

I tecnici e i costituzionalisti che gravitano negli ambienti di Montecitorio e Palazzo Madama, però, guardano a questa cifra con sospetto, temendo che un premio così elevato possa incappare in una dichiarazione di incostituzionalità per eccesso di "forzatura" maggioritaria. frosinonenews +3

Se il quorum non fosse raggiunto, entra in gioco l'ipotesi del ballottaggio secco, un secondo turno tra le due forze che abbiano superato almeno il 35% dei consensi; qualora invece lo scarto tra le coalizioni fosse più ampio, si tornerebbe semplicemente al proporzionale puro, lasciando il parlamento frammentato come temono i detrattori del provvedimento. casertaweb +3

I nodi irrisolti delle liste e del candidato premier

Se il premio divide gli esperti, il fronte delle preferenze rischia di spaccare la stessa maggioranza. Roberto Marti, in una recente dichiarazione, ha ricordato di essere "nato con le preferenze", sostenendo che la possibilità per l’elettore di scegliere il singolo candidato sia "cosa buona e giusta".

Nonostante questa apertura di principio, il testo attuale mantiene l’impianto delle liste bloccate, una scelta che lascia intendere come la trattativa interna sia ancora lontana dall’archiviazione. repubblica +3

A tutto ciò si aggiunge un altro elemento di frizione: l’indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale – o, nella versione più moderata, nel programma – che non convince tutte le anime della coalizione.

L’opposizione, dal canto suo, cavalca queste divisioni interne definendo la riforma un mero "sagoma su misura" per l’attuale premier, un tentativo – scrivono alcuni analisti – di blindare il risultato elettorale prima ancora di conoscere il nome dello sfidante del campo largo. agenziagiornalisticaopinione +3

L'ombra della Consulta e la lezione del passato

A rendere l’aria ancora più tesa nei corridoi del parlamento è il ritorno di un fantasma che i legislatori conoscono bene: quello della Corte Costituzionale.

Non è un mistero che la Consulta abbia più volte bocciato in passato tentativi di assegnare premi di maggioranza troppo generosi o privi di una base logica proporzionale, e molti costituzionalisti vedono nello "Stabilicum" – o "Melonellum" che dir si voglia – gli stessi difetti di fondo che portarono alla caduta del Porcellum. huffingtonpost +3

Se il meccanismo di ballottaggio cerca di aggirare l’ostacolo reintroducendo una mediazione tra i due poli opposti, la soglia del 40% per l’accesso diretto al premio viene giudicata da molti tecnici un "correttivo sproporzionato", capace di alterare violentemente la volontà popolare in cambio di una stabilità forse solo apparente.

La maggioranza, consapevole della posta in gioco, cerca ora una quadra che possa resistere ai ricorsi, sperando di varare la legge prima della pausa estiva e lasciare che siano le urne – e non i giudici – a dire l’ultima parola su questa complessa partita. repubblica +3

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