Trump a Hamas: "O la pace o sperimenterete l'inferno"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha innalzato ulteriormente la posta in gioco nel conflitto di Gaza, consegnando pubblicamente un ultimatum di pochi giorni ai vertici di Hamas perché accettino senza riserve il suo piano di pace. Parlando ai comandi militari a Quantico, ha usato un linguaggio brutale, affermando che il gruppo, qualora rifiutasse, "sperimenterà l'inferno". Sebbene abbia espresso la speranza che la firma arrivi, "per il loro bene", le sue parole hanno il suono inequivocabile di una minaccia, lasciando intendere che, in assenza di un accordo, la risposta militare potrebbe intensificarsi in maniera devastante.

Ostacoli sulla via della pace

Dall'altra parte, però, le prospettive di una soluzione immediata appaiono tutt'altro che rosee. Una fonte anonima, ritenuta vicina alla dirigenza del movimento islamista, ha già fatto trapelare alla Bbc che un rifiuto rimane l'opzione più probabile. La trattativa si scontra dunque con due ostacoli quasi insormontabili: da un lato, la volontà di Hamas di ammettere una sconfitta che comporterebbe il disarmo e l'abbandono del suo obiettivo storico; dall'altro, la resistenza del governo israeliano, che non sembra intenzionato a rinunciare a quelle mire annessioniste su Gaza e la Cisgiordania che hanno a lungo caratterizzato la sua linea politica.

Il piano di pace e il ruolo di Tony Blair

L'architettura del piano trumpiano, che mira a porre fine a un conflitto la cui ferocia ha segnato profondamente la regione, prevede la creazione di un "Consiglio di pace" internazionale, incaricato di amministrare la Striscia in attesa di una soluzione definitiva. È in questo contesto che emerge, con un ruolo di primo piano, la figura di Tony Blair. L'ex primo ministro britannico, la cui nomina è l'unica resa pubblica finora insieme a quella dello stesso Trump, è destinato a esercitare un'influenza significativa sull'assetto futuro del territorio.

Una partita sul crinale

La partita, che si gioca su un crinale di tensioni estreme, vede dunque convergere attori e interessi contrastanti. Mentre la scadenza dell'ultimatum si avvicina, l'attenzione è tutta concentrata sulla decisione di Hamas, la quale determinerà se la strada intrapresa sarà quella di una tregua negoziata, per quanto fragile, o se, al contrario, si spalancheranno le porte a un nuovo, più cupo, capitolo di ostilità. Molti di loro, ormai, attendono solo un cenno per ricominciare a vivere.

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