Ziliani contro Garlando sul caso Palestra: "Con i soldi del Chelsea avrei fatto la stessa scelta"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Lo scontro tra due firme del giornalismo sportivo italiano, Paolo Ziliani e Luigi Garlando, si accende intorno alla scelta di Marco Palestra che, dopo aver detto sì all'Inter, ha virato al Chelsea. Ziliani, attraverso la sua rubrica Palla Avvelenata, ha preso le distanze dal corsivo del collega, sostenendo come la decisione del giovane calciatore sia non solo comprensibile ma, con tutta probabilità, la più logica dal punto di vista economico e sportivo. Garlando, sulle colonne della Gazzetta dello Sport, aveva invece definito "La scelta di Marco" dettata dal dio denaro.
La replica di Ziliani al "Gramellini" della Gazzetta
"Ma Palestra è andato a giocare in Arabia? O magari in MLS?" si chiede retoricamente Paolo Ziliani, per evidenziare come spesso i calciatori vengano giudicati severamente solo per aver scelto un campionato estero. Il giornalista, nel criticare il corsivo di Luigi Garlando, ha spiegato che la decisione del ventunenne di preferire il Chelsea all'Inter rientra in una logica di mercato ormai consolidata, laddove il denaro e la vetrina della Premier League fanno spesso la differenza.
"Se mi fossi trovato io nei panni di Palestra, con tutta la gioia di avere ancora 21 anni, non avrei esitato un secondo a compiere la sua stessa scelta" ha scritto Ziliani, evidenziando come "su un piatto della bilancia ci siano meno soldi e un calcio superato, sull'altro più soldi e un campionato che tutto il mondo paga per vedere".
La critica di Garlando al calcio moderno
Luigi Garlando, nel suo intervento, aveva invece puntato il dito contro le logiche che spingono un giovane talento a preferire l'offerta più ricca rispetto al progetto tecnico. Il giornalista, paragonato da Ziliani al Gramellini del Corriere della Sera, aveva sottolineato come a Londra, "in una rosa senza italiani, con un allenatore nuovo che deve rifondare tutto e a 1300 km da casa", Palestra rischi di trovare un contesto meno protettivo rispetto all'Italia.
Garlando aveva immaginato cosa avrebbe dovuto suggerire l'agente Alessandro Lucci al suo assistito: "Marco, ti vuole l'Inter, la squadra più forte d'Italia, che gioca a memoria, inserirti sarà facile, come nell'Atalanta del Gasp. Giocherai la Champions, nel tempio di San Siro".
Le cifre dell'affare e le parole di Angelozzi
L'offerta del Chelsea, come ampiamente riportato dalla stampa specializzata, è stata in effetti decisiva per la fumata bianca con l'Atalanta. Il club londinese ha messo sul piatto 55 milioni più 5 di bonus, mentre l'Inter si era fermata a quota 45 più 5. Per il calciatore, un contratto di sei anni da circa 5 milioni di euro a stagione, contro i 2,5 milioni proposti dai nerazzurri.
Sulle tracce del difensore, insieme al Chelsea, c'era anche il Manchester City, come ha rivelato l'ex direttore sportivo del Cagliari Guido Angelozzi: "Erano sempre allo stadio, a Cagliari e in trasferta. Mi chiamavano in continuazione, volevano sapere tutto. I dati ovviamente già li avevano, ma erano alla ricerca di elementi sul carattere e sulle qualità del ragazzo". Angelozzi ha poi aggiunto: "Io speravo andasse all'Inter, così rimaneva in Italia".
Il ruolo dell'agente Alessandro Lucci
A confezionare l'affare, spostando l'ago della bilancia verso la Premier League, è stato Alessandro Lucci. L'agente, che rappresenta anche Riccardo Calafiori, ha da tempo messo radici nel calcio inglese e con il Chelsea aveva già trattato in passato l'operazione Juan Cuadrado. La sensazione è che l'Inter sia stata utilizzata come una pedina nella scacchiera di Lucci per alzare il prezzo e forzare la mano fino all'arrivo dell'offerta decisiva dei Blues.
La morale, se di morale si può parlare, la riassume un commento: "Il money da sempre governa il mondo, ma le modalità che hanno orientato il trasferimento di un ragazzo di 21 anni con un futuro tutto da scrivere, si prestano a un'analisi più approfondita".




