Le donne della Bibbia, la genesi secondo Canale 5 parte con Sarah e Agar

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Domenica 5 aprile, in prima serata su Canale 5, debutta Le donne della Bibbia, una miniserie evento che, girata tra Roma e Matera, prova a restituire voce e spessore narrativo a quelle figure femminili che l’immaginario collettivo – spesso e volentieri – ha relegato in secondo piano. L’operazione, che si snoda in due appuntamenti (stasera e domani, lunedì 6 aprile, sempre alle 21.20), è una fedele drammatizzazione del Libro della Genesi: un racconto, quest’ultimo, che attraversa le origini della fede abramitica proprio a partire dallo sguardo – inedito per la tv generalista – di cinque protagoniste. A interpretarle, un cast internazionale che vede Minnie Driver nei panni di Sarah, accanto a Natacha Karam (Agar), Alexa Davalos (Rebecca), Millie Brady (Lia) e Blu Hunt (Rachele).

La trama della prima puntata, tra inganni divini e lotte per la discendenza

La sceneggiatura, piuttosto che limitarsi a un commento devoziale, si concentra sugli ingranaggi narrativi del conflitto familiare. Sarah, sposata con Abramo (Jeffrey Donovan), è sterile; temendo che il marito non possa adempiere alla missione divina di diventare padre di una grande nazione, sceglie di affidarsi alla propria serva, Agar. Una decisione, quest’ultima, che coinvolge il di un’altra donna per risolvere un’urgenza teologica e che, inevitabilmente, genera gelosia e rivalità fino al punto di rottura: Agar, dopo la nascita di Ismaele, viene cacciata dalla tenda. Lo script, e lo si vede dalle anticipazioni, prova a restituire dignità al suo esilio, mostrando la disperazione nel deserto come contraltare alla rigidità della legge patriarcale.

Il cast tecnico e le riprese italiane: quando Matera diventa Canaan

La produzione, firmata Fox Entertainment Studios, ha scelto l’Italia non solo come sfondo, ma come vero e proprio elemento scenografico. Matera, con i suoi Sassi e l’apparenza immutabile del paesaggio mediorientale, viene qui utilizzata per ricostruire l’atmosfera ruvida dell’antica Canaan; Roma, invece, ha ospitato gli studi per le scene più intime del racconto. Nel cast tecnico, una nota di orgoglio nostrano: tra parrucchieri, truccatori e fonici, la troupe italiana è numericamente rilevante, a dimostrazione di come le coproduzioni internazionali (seppure in questo caso si tratti di una serie americana) continuino a vedere nella professionalità dei nostri maestranze un valore aggiunto. Interessante, poi, la scelta di affidare la voce di Dio all’attore Corrado Invernizzi, volto noto del cinema italiano.

Da Rebecca a Rachele, l’intreccio delle seconde generazioni

Se la prima serata si chiude idealmente con la nascita di Isacco (il figlio della promessa), la seconda puntata – quella di domani – sposta il baricentro sul tema della successione. Al centro, Rebecca (Alexa Davalos), moglie di Isacco, determinata ad assicurare un futuro al figlio che preferisce, Giacobbe. Una scelta, la sua, che alimenta una celebre rivalità fraterna con il gemello Esaù. La narrazione, poi, si sposta ulteriormente in avanti con la storia di Lia e Rachele, le due sorelle (nipoti di Rebecca) che, sposando lo stesso uomo – Giacobbe – finiscono per diventare rivali sia in amore che nella maternità. La regia di Danny Cannon, in questo senso, non lesina sui tempi lunghi della narrazione biblica, cercando però un ritmo più serrato grazie al montaggio moderno.

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