dl sicurezza, il csm assiste gli antagonisti: parere duro contro il governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio Superiore della Magistratura, come era ampiamente prevedibile data la composizione dell’organo di autogoverno, ha affondato il coltello nella piaga del decreto legge sulla sicurezza voluto dall’esecutivo, regalando di fatto argomenti su un piatto d’argento a quelle opposizioni che, da settimane, tentano di fermare o stravolgere il provvedimento a colpi di emendamenti. Con un voto finale che ha visto prevalere i favorevoli alla bocciatura – 15 voti, a fronte di 7 contrari e 5 astenuti – il Plenum ha restituito l’immagine di una magistratura che, ancora una volta, sceglie la via del conflitto frontale con la politica su dossier caldi come l’immigrazione e l’ordine pubblico.

Nel dettaglio, la pattuglia dei consiglieri di sinistra ha fatto quadrato attorno a un parere che non si limita a suggerire modifiche, ma mette nel mirino l’impianto stesso del decreto, definendolo incamminato su un “crinale costituzionalmente molto sensibile”. I giudici, nei fatti, hanno ascoltato le rimostranze degli antagonisti, sollevando un polverone giudiziario proprio su quegli strumenti – come il fermo preventivo di 12 ore – che il governo aveva pensato per dare un freno alla violenza delle manifestazioni e dei cortei.

Un allarme che arriva da Palazzo dei Marescialli

Il cuore della contestazione, lo si apprende dalle carte del parere, batte sull’articolo 11 bis. La norma, che introduce il trattenimento nelle camere di sicurezza della polizia per soggetti ritenuti pericolosi, è stata bollata come una potenziale “zona grigia” della legalità. Secondo la lettura dei magistrati, la vaghezza della finalità del trattenimento rischia di ampliare in maniera irragionevole – se non arbitraria – la discrezionalità delle forze dell’ordine, aprendo scenari che, a loro avviso, confliggono con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e con l’articolo 13 della nostra Costituzione, quello che, come è noto, considera la libertà personale inviolabile.

Non solo. La critica del Csm si è estesa a macchia d’olio, lambendo i nuovi reati legati all’occupazione di terreni o edifici e la stretta sui "maranza". In quest’ottica, la maggioranza di Palazzo dei Marescialli ha assistito sostanzialmente la sinistra radicale e il Movimento 5 Stelle, il cui senatore Roberto Cataldi aveva già infiammato l’aula definendo l’approccio governativo un “panpenalismo fallimentare”. Cataldi, riprendendo le parole del ministro Nordio di quando era semplice commentatore, ha ricordato come la cura della repressione a oltranza sia già fallita più volte.

La corsa contro il tempo e i numeri del caos

Mentre il Csm scriveva la sua stroncatura, a Palazzo Madama il clima era già rovente. La maggioranza si prepara al rush finale consapevole che il tempo stringe – la scadenza per la conversione è fissata al 25 aprile – ma il percorso è minato. Lo dimostrano i numeri di questi giorni: da un lato, la coalizione di centrodestra ha messo sul piatto una trentina di correttivi, frutto anche della pressione di categorie come cacciatori e pescatori, preoccupati per il divieto dei coltelli. Dall’altro, le opposizioni hanno tentato l’ostruzionismo pesante, depositando un migliaio di emendamenti che hanno di fatto paralizzato i lavori in commissione, costringendo l’aula a procedere senza un mandato specifico al relatore.

I riflettori restano accesi anche sulla questione della legittima difesa e sulla tutela penale degli agenti, capitoli che hanno fatto accendere il dibattito tra i giuristi. Tuttavia, la mossa del Csm rischia di avere un peso specifico maggiore, alimentando le barricate messe in campo dalle opposizioni che, anche alla Camera, si preparano a dare battaglia su ogni singolo articolo del provvedimento.

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