La vittoria di Lisa Vittozzi regala all’Italia il primo storico oro olimpico nel biathlon

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il pubblico accorso numeroso all’Arena di Anterselva, un calderone di passione e tifo che solo una casa dei Giochi sa offrire, ha potuto assistere a una performance che difficilmente dimenticherà: Lisa Vittozzi ha scritto una pagina indelebile per lo sport italiano, conquistando la medaglia d’oro nella 10 km a inseguimento, un Titolo che mancava assolutamente nell’albo d’oro azzurro -1-6. Partita con il pettorale numero 5, forte del quinto tempo ottenuto nella sprint di sabato, l’atleta di Pieve di Cadore ha dato vita a una rimonta esemplare, costruita mattone dopo mattone, o meglio, poligono dopo poligono, dimostrando una freddezza e una precisione che hanno messo in fila le avversarie -2.

Il suo piano gara, eseguito con la meticolosità di un orologiaio, si è basato su una perfezione assoluta al tiro: venti bersagli sui venti disponibili, un “en plein” che ha dell’incredibile se si considera la pressione psicologica di un’Olimpiade di casa -1-9. Già dopo le prime due serie a terra, caratterizzate da una rapidità d’esecuzione fulminea – nella seconda ha impiegato appena 21 secondi per abbattere tutti i pettorali – Vittozzi ha iniziato a scalare posizioni, portandosi in scia alla norvegese Maren Kirkeeid, la vincitrice della sprint -1-2. Il duello si è infiammato nelle due sessioni di tiro in piedi, dove la tensione ha iniziato a fare breccia nelle avversarie; se al terzo poligono entrambe hanno mantenuto la lucidità, uscendo praticamente appaiate, è stato all’ultima serie che la spinta del pubblico di casa ha fatto la differenza, trasformando la determinazione dell’azzurra in una prova di forza mentale devastante.

Proprio nell’ultimo e decisivo poligono, quello che spesso decide le sorti di una carriera, Kirkeeid ha ceduto alla pressione, commettendo due errori che le sono costati carissimi, mentre Vittozzi, con il fiatone ma con una concentrazione quasi surreale, ha infilato l’ultimo dei cinque colpi, scatenando l’urlo della folla -2-6. Quel momento ha rappresentato la cesura netta tra una grande atleta e una leggenda: con un vantaggio che si è attestato sui 28 secondi netti sulla norvegese e di 34 sulla finlandese Suvi Minkkinen – quest’ultima autrice anch’essa di una prova perfetta al tiro, ma incapace di tenere il ritmo dell’azzurra sugli sci – l’ultimo giro di pista è diventato una passerella trionfale, un’apoteosi che Vittozzi ha percorso quasi inchinandosi al pubblico prima di tagliare il traguardo e lasciarsi cadere nella neve, travolta dalla gioia -2-9.

La doppietta di Brignone e l’altra faccia del biathlon azzurro

Mentre Vittozzi dominava in Alto Adige, a Cortina d’Ampezzo un’altra fuoriclasse, Federica Brignone, scriveva il suo personale capitolo di questa storia olimpica: la valdostana, dopo il trionfo in supergigante, ha fatto suo anche lo slalom gigante, centrando una doppietta che sa di leggenda e che proietta l’Italia sempre più in alto nel medagliere -3-7. Una prestazione maestosa la sua, che non ha lasciato scampo alla svedese Sara Hector e alla norvegese Thea Louise Stjernesund, costrette a inchinarsi, come ha raccontato la Rai, davanti alla “tigre di La Salle” -3. Un risultato che, sommato all’argento di Michela Moioli e Lorenzo Sommariva nello snowboard cross a squadre e al bronzo della staffetta maschile 4x7,5 km di fondo – quest’ultimo firmato da un monumentale Federico Pellegrino – ha permesso all’Italia di toccare e superare quota 20 medaglie, eguagliando e superando il record di podi di Lillehammer 1994, un traguardo che dice molto sulla profondità di questa spedizione azzurra -5-7-8.

Nel contesto di una giornata così ricca di soddisfazioni, non è passata inosservata la prestazione di Dorothea Wierer, l’altra stella del biathlon italiano: partita da una difficilissima quarantesima posizione, l’altoatesina ha confezionato una rimonta di tutto rispetto, chiudendo al nono posto con un solo errore al poligono e gettando le basi per una staffetta che si preannuncia quantomai competitiva -6-9. Se per Tommaso Giacomel, nono nell’inseguimento maschile vinto dallo svedese Martin Ponsiluoma, non è arrivato il podio, la sensazione è che questa squadra abbia ancora molte frecce al suo arco -5. La vittoria di Lisa Vittozzi, però, resta il sigillo su una carriera che l’aveva già vista trionfare ai Mondiali e in Coppa del Mondo, ma a cui mancava il sigillo più importante, quel metallo prezioso che, come aveva dichiarato alla vigilia senza timore di apparire presuntuosa, era venuta a cercare -2-6.

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