Lisa Vittozzi e quell’oro storico per l’Italia nel biathlon: “Felice di essere nella storia”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La carabina che non tradisce mai, venti colpi su vento a segno, e quel bisogno quasi fisico di guardarsi attorno, dopo l’ultima serie in piedi, per rendersi conto che l’impresa era compiuta. Lisa Vittozzi, trentun anni compiuti da pochi giorni, è entrata nella storia dello sport italiano vincendo la prima medaglia d’oro olimpica del biathlon azzurro, e lo ha fatto davanti ai 25mila del poligono di Anterselva, trasformati in un unico, gigantesco coro. La sappadina, partita con il pettorale numero cinque nella gara a inseguimento dei Giochi di Milano Cortina, ha compiuto una rimonta perfetta, issandosi dal quinto posto della sprint fino al gradino più alto del podio con il tempo di 30’11”8, rifilando 28”8 alla norvegese Maren Kirkeeide e 34”3 alla finlandese Suvi Minkkinen -1-4-6. ospite a Casa Italia subito dopo la gara, un’emozione ancora vivida negli occhi, la Vittozzi ha cercato di dare un senso a una giornata che, per il movimento biatistico nazionale, rappresenta una vera e propria pietra miliare. “Sono contenta prima di tutto per quello che ho fatto, poi se sono entrata nella storia mi fa molto piacere”, ha detto con la semplicità di chi sa bene da quali abissi sia riemersa. Perché questo metallo prezioso, che andrà ad aggiungersi al bronzo di PyeongChang 2018 e all’argento della staffetta mista conquistato pochi giorni prima sulla stessa neve, è il risultato di un biennio vissuto sul filo del rasoio, tra dolori alla schiena che ne hanno minato la carriera e il conseguente stop forzato che l’ha tenuta lontana dalle competizioni per tutta la stagione 2024-2025 -1-3.

Il ritorno dalla notte fonda tra dubbi e la ricerca della perfezione

Lo scorso inverno, mentre le avversarie si confrontavano in Coppa del Mondo, Lisa Vittozzi era costretta a guardare le gare in televisione, un supplizio per una campionessa abituata a lottare per la vittoria. “Non ho gareggiato, quindi l’estate è stata molto difficile, c’erano tanti dubbi e molte insicurezze – ha confessato l’azzurra, ripercorrendo quei mesi di ricostruzione –. Non ero sicura che avrei potuto farcela”. Invece il ritorno, prima sugli skiroll a ottobre e poi in pista, è stato gestito con una maturità nuova, frutto anche del lavoro mentale fatto con il suo coach per superare gli attacchi di panico e la paura di sentirsi una nullità se il risultato non arrivava -7-8. Ad Anterselva, sotto una pressione immaginabile, la sua mente è rimasta sigillata in quella bolla di cui parla spesso: quattro respiri profondi, e poi via, cinque bersagli centrati per ogni serie, con un’esecuzione così rapida e precisa da lasciare senza fiato.

A dare la spinta definitiva, incredibilmente, è stata anche la prestazione di un’altra fuoriclasse. “Prima della mia gara ho visto la manche di Brignone – ha rivelato la Vittozzi, riferendosi allo slalom gigante vinto da Federica Brignone poche ore prima –. Mi sono detta che anch’io dovevo fare qualcosa di grande”. E così è stato, in una domenica che ha regalato allo sport italiano una doppietta storica. Se per la Brignone si trattava del secondo oro dopo quello di Pechino 2022, per il biathlon era la prima volta, un risultato che proietta Lisa Vittozzi nell’Olimpo delle leggende azzurre. Il momento chiave della gara è stato l’ultima serie di tiro in piedi: Kirkeeide, fino a quel momento saldamente in testa, ha sbagliato due bersagli, mentre l’italiana è rimasta glaciale, infilando il quintultimo centro e regalandosi un ultimo giro di pura celebrazione, concluso con un inchino al pubblico prima di tagliare il traguardo e crollare a terra travolta dalla gioia -2-4.

L’abbracio di Anterselva e la carica delle compagne

Il trionfo di Lisa Vittozzi ha assunto i contorni dell’epopea anche per il contesto in cui è maturato. Anterselva, la culla del biathlon italiano, si è stretta attorno alla sua campionessa in un abbraccio assordante. Ma la festa è stata anche per la grande rimonta di Dorothea Wierer, l’altra regina di questa disciplina, che partita con il pettorale 44 è riuscita a risalire fino alla nona posizione finale con una prova di carattere e 19 bersagli centrati su 20 -2-6. Un segnale importante per la squadra, che in questi Giochi ha già collezionato l’argento nella staffetta mista e ora può esaltarsi con questo oro storico. Per Vittozzi, infine, la medaglia dal collore più pregiato rappresenta il completamento di un percorso che l’aveva vista dominatrice in Coppa del Mondo e ai Mondiali, ma mai sul palcoscenico a cinque cerchi a livello individuale. Dopo aver pensato più volte di mollare, confida, è stata proprio l’idea di vincere una medaglia ai Giochi casalinghi a fornirle la carica per non gettare la spugna, per continuare a crederci quando la schiena doleva e i progressi sembravano non arrivare -5-8. Oggi, con quel peso d’oro al collo, ogni sacrificio è stato ripagato.

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