Desertificazione bancaria nell'Ennese, solo uno sportello a Barrafranca: famiglie e imprese in difficoltà

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il termometro della desertificazione bancaria in Sicilia segna ormai da tempo una febbre alta, ma nell'Ennese la temperatura è salita a livelli critici. Secondo l'aggiornamento al 30 giugno 2026 dell'Osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl, che elabora dati Banca d'Italia e Istat, la provincia di Enna si conferma tra i territori siciliani più martoriati dalla fuga degli sportelli, affiancandosi a realtà già pesantemente colpite come Messina, Palermo, Agrigento e Catania.

Un fenomeno che il sindacato definisce senza mezzi termini un allarme sociale, ma che nei fatti si traduce in un'emorragia di presidi fisici, con conseguenze tangibili sulla vita quotidiana di famiglie e imprese.

Il caso di Barrafranca, comune dell'entroterra ennese, è emblematico di una tendenza che non accenna a invertire la rotta e che rischia di trasformare la marginalità economica in un dato strutturale.

L'analisi della Fondazione Fiba evidenzia come la provincia di Enna sia tra le più esposte a questo fenomeno, e i numeri nazionali, seppure lontani, offrono un termine di paragone preoccupante: l'elaborazione della Confederazione Nazionale dell'Artigianato rivela che il Piemonte, con il 65,8% dei comuni privi di sportello, si piazza al quarto posto in Italia, preceduto da Molise, Calabria e Valle d'Aosta; in questo quadro, il Mezzogiorno e le aree interne pagano il prezzo più alto, con la perdita di un servizio essenziale che rappresenta un vero e proprio presidio di cittadinanza.

Il dato locale e il paragone con altre province

Se si allarga lo sguardo oltre i confini siciliani, il raffronto con province più strutturate come quella di Brescia restituisce l'immagine di un problema che, sebbene generalizzato, assume contorni particolarmente aspri laddove la rete infrastrutturale è già fragile. L'Osservatorio della Fondazione Fiba rileva che nella provincia bresciana, alla fine del 2025, sono 40 i comuni rimasti senza alcuno sportello bancario, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti, con 66 comuni che ne ospitano uno solo, due in più rispetto al 2024 e dieci in più rispetto al 2021.

In questo caso, si parla di 45.700 residenti e 3.618 aziende costrette a spostarsi fuori dal proprio comune per effettuare operazioni in presenza, con un incremento di 506 imprese rispetto all'anno precedente. Numeri che, traslati su un territorio come l'Ennese, con densità abitative e vocazione produttiva diverse, assumono un peso specifico enormemente maggiore, perché qui la mancanza di alternative tecnologiche o la difficoltà di accesso alla rete rendono l'home banking una soluzione impraticabile per molti.

Conseguenze per le imprese e lo spopolamento

La chiusura di uno sportello a Barrafranca o in qualsiasi altro comune della provincia non è un mero fatto amministrativo, ma un evento che incide sulla capacità di un'impresa di accedere al credito, di gestire la liquidità e di pianificare investimenti, un aspetto cruciale in un contesto dove l'artigianato e le piccole attività commerciali rappresentano l'ossatura del tessuto economico.

Per le famiglie, poi, la distanza dal bancomat o dallo sportello più vicino si traduce in costi aggiuntivi, in tempo sottratto al lavoro e alla cura della famiglia, e in una percezione di abbandono che alimenta quel circolo vizioso di spopolamento e declino demografico che l'Enna conosce fin troppo bene. Il sindacato ha parlato di allarme sociale, e la definizione calza a pennello se si considera che il fenomeno non è episodico ma strutturale, alimentato da logiche di razionalizzazione aziendale che spesso non tengono conto delle specificità territoriali.

Un problema di accesso ai servizi essenziali

La desertificazione bancaria nell'Ennese si configura quindi come un capitolo di una questione più ampia, quella dell'accesso ai servizi essenziali nelle aree interne del Paese, un tema che la politica locale e nazionale fatica ad affrontare con provvedimenti efficaci. Le elaborazioni della Fondazione Fiba di First Cisl, aggiornate a giugno 2026, non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: la riduzione degli sportelli prosegue, e le aree già svantaggiate vengono penalizzate in modo sproporzionato.

Il caso di Barrafranca, rimasto con un solo sportello, è la cartina al tornasole di una situazione che richiederebbe misure di sostegno e incentivi per le banche a mantenere aperte le filiali nei comuni sotto una certa soglia demografica, così come la promozione di forme di banking alternativo, come i punti postali o gli sportelli itineranti, che possano tamponare un'emergenza che rischia di diventare cronica.

I numeri forniti dall'Osservatorio, confrontati con le dinamiche osservate in altre province italiane, disegnano un futuro in cui la distanza fisica dal denaro diventerà una nuova frontiera dell'ineguaglianza, e l'Ennese si trova purtroppo in prima linea.

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