Desertificazione bancaria, l’Italia si spacca: quasi 11,5 milioni di cittadini senza sportelli o con una sola filiale
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Redazione Economia
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La rete fisica del credito in Italia continua a subire un ridimensionamento senza precedenti, e il fenomeno della cosiddetta desertificazione bancaria, lungi dall’essere un problema confinato alle aree interne o ai piccoli borghi montani, avanza ormai in modo trasversale, coinvolgendo anche i grandi centri urbani e intere fasce di popolazione.
Secondo l'aggiornamento dell'Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, elaborato sui dati di Banca d'Italia e Istat, nei primi sei mesi del 2026 sono stati chiusi in tutta la penisola altri 126 sportelli, un numero che ha portato il totale delle filiali attive sotto la soglia delle 19.016 unità.
A pagare il prezzo più alto di questa costante emorragia di servizi sono i cittadini e le imprese, costretti a fare i conti con un accesso sempre più difficoltoso al denaro contante e alle operazioni di sportello, con ricadute drammatiche sulla vita quotidiana e sul tessuto economico locale.
Un fenomeno da 11,5 milioni di italiani
Il dato più eloquente della portata dell'emergenza è forse quello che riguarda la popolazione direttamente interessata dalla progressiva scomparsa degli istituti di credito. Al 30 giugno 2026, quasi 11,5 milioni di italiani risiedono in comuni che non dispongono di alcuno sportello bancario o che, nella migliore delle ipotesi, ne contano uno solo sul proprio territorio.
Analizzando più nel dettaglio la fotografia scattata dal rapporto, emerge che i comuni completamente privi di filiali sono aumentati di 9 unità rispetto alla fine del 2025, portando la popolazione residente in queste aree a toccare quota 4.896.822 persone, con un incremento di oltre 10.425 individui. A questi si aggiungono i 6.593.109 cittadini che vivono in quei comuni dove la presenza bancaria è ridotta all'osso, ovvero a una singola filiale, un numero in crescita di 9.152 unità rispetto a sei mesi prima.
Un quadro che, come sottolineato dal sindacato, non rappresenta soltanto una statistica, ma un vero e proprio allarme sociale che rischia di aggravare lo spopolamento e la marginalità economica in territori già fragili.
Le regioni a rischio e la mappa delle disuguaglianze
La contrazione della rete fisica non sta procedendo in modo omogeneo sul territorio nazionale, ma va piuttosto ad accentuare quei divari storici tra Nord e Sud che rappresentano da sempre una piaga per lo sviluppo del Paese. Se in termini di variazione percentuale la riduzione più marcata del numero di sportelli rispetto alla fine del 2025 si registra in Liguria (-2,6%), seguita dalla Lombardia (-1,7%) e dalla Valle d'Aosta (-1,6%), è nella quota di comuni rimasti orfani di qualsiasi servizio bancario che si misura la reale entità del fenomeno.
Le regioni con la più alta incidenza di comuni senza sportelli sono infatti quasi tutte collocate nel Centro-Sud e nelle aree montane: il Molise, con l'83,8% dei propri comuni desertificati, si aggiudica il triste primato, seguito dalla Calabria (74,5%), dalla Valle d'Aosta (74,3%) e dal Piemonte (65,9%). Situazioni critiche si registrano anche in Abruzzo, dove il 61,3% dei comuni è privo di filiali, e in Liguria, che sfiora il 58,1%.
All'estremo opposto, a testimonianza di un dualismo ormai consolidato, si colloca l'Emilia-Romagna, dove la percentuale di comuni senza sportelli si ferma all'8,2%.
L'impatto su imprese e grandi città
A rimetterci non sono soltanto i singoli cittadini, spesso anziani o con poca dimestichezza con gli strumenti digitali, ma anche un tessuto imprenditoriale che vede venir meno un interlocutore fondamentale per lo sviluppo. Nel corso del 2026 sono già aumentate di 640 unità le imprese che si trovano a operare in comuni completamente privi di sportelli, mentre la superficie complessiva interessata dal fenomeno è cresciuta di 276 chilometri quadrati.
Ma ciò che rende il quadro ancor più preoccupante è la consapevolezza che la desertificazione bancaria non risparmia più nemmeno le grandi città: in metropoli come Milano, Roma, Palermo, Messina, Genova, Torino e Napoli, la riduzione delle filiali dal 2021 supera la media nazionale del 12,2%, con punte del 16,2% nel capoluogo lombardo.
In questo contesto, l'aumento dell'home banking e dei servizi digitali, seppur in crescita, non sembra in grado di compensare la perdita della presenza fisica, lasciando sul campo milioni di persone con un accesso limitato o nullo a servizi finanziari essenziali come la gestione del conto, la consulenza per un mutuo o il semplice prelievo di contante.
Il caso della provincia di Brescia, tradizionalmente considerata un motore economico del Paese, rappresenta plasticamente questa tendenza. Secondo i dati aggiornati al 30 giugno 2026, nella provincia lombarda sono ben 40 i comuni rimasti senza alcuno sportello e 66 quelli che ne hanno soltanto uno, con un aumento di due unità rispetto al 2024 e di dieci rispetto al 2021. Questa situazione costringe circa 45.700 residenti e 3.618 imprese a uscire dal proprio comune per compiere un'operazione bancaria in presenza, un disagio che il presidente di CNA Brescia, Giordano Apostoli, ha definito inaccettabile, sottolineando come per molte piccole aziende la chiusura di una filiale significhi perdere un rapporto di fiducia e un interlocutore che conosce la storia e le potenzialità del territorio. Un problema che, oltre a penalizzare l'accesso al credito per investimenti e innovazione, rischia di trasformarsi in un ulteriore freno per la crescita e la competitività delle imprese italiane.
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