Desertificazione bancaria in Piemonte, due comuni su tre senza sportello: oltre 650mila cittadini e 48mila imprese a rischio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C'è un silenzio che avanza nei piccoli centri del Piemonte, e non è quello delle piazze vuote al tramonto o delle campagne in attesa, ma quello ben più preoccupante delle serrande abbassate degli sportelli bancari. Un fenomeno che procede ormai da anni, inesorabile, e che oggi, alla luce degli ultimi dati diffusi da CNA Nazionale, assume i contorni di una vera e propria emergenza economica e sociale, destinata a ridisegnare il rapporto tra il sistema del credito e il tessuto produttivo locale.

La cosiddetta desertificazione bancaria continua infatti a restringere la presenza degli istituti di credito sul territorio, lasciando cittadini e imprese sempre più lontani da un servizio che, per quanto tecnologizzato e digitalizzato, resta essenziale per lo svolgimento delle normali attività quotidiane e per il sostentamento del commercio e dell'artigianato.

La grande fuga dal Torinese: 20mila imprese senza interlocutori

Il dato che più di ogni altro racconta la portata del fenomeno riguarda la provincia di Torino, dove quasi 20mila attività produttive hanno la loro sede legale o operativa in comuni che non dispongono più di uno sportello bancario. Si tratta del numero più alto in assoluto tra tutte le province italiane, una fotografia impietosa che mette in luce il rischio concreto di un progressivo allontanamento tra il mondo della finanza e il tessuto imprenditoriale, fatto di piccole e medie imprese che rappresentano da sempre la spina dorsale dell'economia piemontese.

Le imprese restano, insomma, e spesso lottano per sopravvivere, mentre molte banche battono in ritirata, chiudendo filiali e sportelli periferici, con un effetto domino che rischia di lasciare interi distretti produttivi senza un riferimento diretto per il credito, i pagamenti e la consulenza finanziaria.

Due comuni su tre senza sportello: la mappa della desertificazione

Il quadro generale, se possibile, è ancora più allarmante. Secondo gli ultimi rapporti elaborati da CNA Nazionale, ben due comuni piemontesi su tre non dispongono più di uno sportello bancario sul proprio territorio, una percentuale che colloca la regione tra le aree italiane maggiormente colpite dal fenomeno della desertificazione.

In numeri assoluti, ciò significa che oltre 650mila cittadini e più di 48mila imprese sono costretti a fare riferimento a filiali situate in altri centri, spesso a diversi chilometri di distanza, con un aggravio di costi e di tempo che si ripercuote inevitabilmente sulla competitività e sulla qualità della vita.

Nella graduatoria nazionale delle regioni che hanno perso il maggior numero di agenzie bancarie, il Piemonte occupa il quarto posto, preceduto soltanto da Molise, Calabria e Valle d'Aosta, un triste primato che evidenzia la fragilità di un sistema in cui la razionalizzazione degli sportelli sembra aver privilegiato logiche di bilancio a scapito della coesione territoriale.

Ferrara fa eccezione: un primato che resiste ai tagli

In un panorama nazionale segnato da una contrazione costante della rete fisica degli sportelli, esistono tuttavia delle eccezioni che meritano di essere segnalate, quasi come un modello virtuoso in controtendenza. È il caso della provincia di Ferrara, che nonostante i tagli subiti negli anni – e che hanno interessato praticamente tutto il Paese – resta uno dei territori più solidi dell'Emilia-Romagna sul fronte della presenza bancaria.

La provincia estense è infatti tra le sole otto in Italia, insieme a Reggio Emilia e Ravenna, a mantenere una filiale bancaria in ogni comune, un primato che la colloca in una posizione di eccezione rispetto alla tendenza generale della desertificazione. Un dato, questo, che dimostra come la presenza capillare degli istituti di credito non sia necessariamente incompatibile con le esigenze di razionalizzazione del sistema, ma che anzi possa rappresentare un fattore di sviluppo e di attrattività per i territori, soprattutto per quelli a vocazione produttiva.

L'impatto su cittadini e imprese: un servizio che diventa un miraggio

Le conseguenze di questa ritirata bancaria, per chi vive e lavora nei piccoli centri piemontesi, sono tangibili ogni giorno. La chiusura di uno sportello non significa soltanto dover percorrere decine di chilometri per un prelievo o un bonifico, ma implica anche la perdita di un presidio sociale, di un punto di riferimento per le piccole imprese che necessitano di fidi e finanziamenti, e di un luogo dove si costruisce, spesso, quel rapporto di fiducia che è alla base del credito.

Le associazioni di categoria, da tempo in prima linea sul tema, denunciano un progressivo allontanamento delle banche dal territorio, con il rischio che interi comparti, come l'agricoltura e l'artigianato, vengano lasciati senza un interlocutore capace di comprendere le loro specificità. E mentre il Piemonte arretra, la distanza tra chi eroga il credito e chi ne avrebbe bisogno si fa ogni giorno più ampia, alimentando un circolo vizioso che rischia di penalizzare proprio quelle aree interne che, più di altre, avrebbero bisogno di sostegno e di vicinanza.

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