Piemonte a rischio desertificazione commerciale, un negozio su cinque potrebbe chiudere

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il tessuto commerciale piemontese, logorato da un decennio di crisi e trasformazioni, rischia uno svuotamento senza precedenti. Secondo l'allarme lanciato da Confcommercio Piemonte, senza interventi mirati e tempestivi, entro il 2035 potrebbe essere costretto a chiudere i battenti un esercizio su cinque, un'emorragia che andrebbe ad aggravare un trend già drammaticamente avviato. Dal 2012, infatti, la regione ha già perso tredicimila attività, un fenomeno che ha colpito in modo particolare i centri storici e i piccoli Comuni, svuotandoli progressivamente della loro vitalità economica e sociale. A rendere ancor più desolante il quadro contribuisce il dato sugli spazi inutilizzati: il 19,3% dei locali, infatti, risulta attualmente sfitto, mentre la densità commerciale è destinata a un crollo verticale, stimato attorno al 26%.

Le parole del presidente e l'impoverimento immobiliare

Il presidente di Confcommercio Piemonte, Giuliano Viglione, non usa giri di parole per descrivere la posta in gioco, sottolineando come, senza una decisa sterzata verso la rigenerazione urbana, "il Piemonte rischia città fantasma". Le sue dichiarazioni, che fanno eco a un allarme di portata nazionale, indicano nella definizione di strategie condivise, in norme aggiornate e in patti locali per riattivare gli spazi vuoti l'unica strada percorribile per invertire la rotta. Le conseguenze di questa desertificazione, d'altronde, non si limitano alla scomparsa dei negozi sotto casa, ma producono un effetto a catena che intacca profondamente il valore del patrimonio immobiliare. Un'indagine condotta a livello nazionale da Confcommercio in collaborazione con SWG ha evidenziato come il valore di un'abitazione situata in un'area colpita da questo fenomeno subisca una svalutazione media del 16%, con picchi che, in un confronto serrato con quartieri ricchi di attività, possono arrivare a toccare un differenziale del 39%.

Il quadro nazionale e le strategie di rinascita

Quello piemontese è soltanto un tassello di un mosaico nazionale preoccupante, considerato che negli ultimi dodici anni l'Italia nel suo complesso ha registrato la chiusura di oltre centoquarantamila attività. Un trend che, come rimarcato dal presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli, è destinato ad aggravarsi ulteriormente se non verranno implementate politiche efficaci per il riutilizzo degli oltre centocinquantamila negozi attualmente vuoti. Di fronte a questo scenario, però, non mancano i tentativi di reazione, come dimostra il caso di Torino, che attraverso il progetto Upskill Piemonte prova a reinventare il commercio di prossimità. L'obiettivo, ambizioso, è trasformare i punti vendita da semplici luoghi di transazione a spazi di esperienza, cultura e socialità, integrando il digitale senza snaturare l'identità di quartiere.

Torino come laboratorio contro lo svuotamento

L'evento "Torino, città di prossimità" ha fatto da cornice alla presentazione di una serie di strategie concrete per contrastare lo svuotamento. L'idea di base è restituire centralità ai negozi, considerandoli non più come entità isolate ma come veri e propri motori di sviluppo locale e presidi urbani. Tra le soluzioni proposte, alcune puntano a creare nuove occasioni di incontro attraverso l'organizzazione di eventi, altre favoriscono spazi condivisi e collaborazioni tra imprese diverse. Un capitolo importante è riservato al coinvolgimento delle giovani generazioni, chiamate a portare competenze fresche e innovative all'interno di un tessuto commerciale che, per sopravvivere, ha un disperato bisogno di rigenerarsi e di tornare a essere, semplicemente, luogo di incontro e di vita.

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