Negozi in crisi, la desertificazione commerciale avanza

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I centri storici italiani stanno perdendo pezzi, e non solo per il tempo che passa. Tra il 2012 e il 2024, secondo i dati dell’Osservatorio città e demografia di Confcommercio, il Paese ha visto chiudere i battenti a quasi 118 mila negozi al dettaglio e 23 mila attività ambulanti. Un’emorragia che, se da un lato ha ridisegnato il volto delle città, dall’altro ha favorito la crescita di bar, ristoranti e strutture di alloggio, aumentate di 18.550 unità.

Il fenomeno, definito da Confcommercio come "desertificazione commerciale", colpisce con maggiore intensità i centri storici rispetto alle periferie. Qui, le vetrine dei negozi si spengono una dopo l’altra, lasciando spazio a bed & breakfast e locali di somministrazione. Solo in Toscana, nel 2023, sono scomparse quasi mille attività. Un trend che, seppur con qualche eccezione, sembra inarrestabile.

Palermo, tuttavia, rappresenta un caso particolare. Negli ultimi cinque anni, secondo il report “Demografia d’impresa nelle città italiane” realizzato da Confcommercio e dal centro studi Tagliacarne, il capoluogo siciliano ha mostrato una tenuta del tessuto commerciale, resistendo alla crisi che invece ha colpito gran parte del Paese. Mentre altrove i negozi chiudevano, a Palermo il commercio al dettaglio ha retto, anche se non mancano segnali di difficoltà.

La situazione, però, non è uniforme. Nei centri storici di molte città, il calo degli esercizi commerciali ha raggiunto il 26,2% in dodici anni. Un dato che, se da un lato evidenzia la trasformazione delle abitudini di consumo, dall’altro solleva interrogativi sul futuro delle aree urbane più antiche. Le luci dei bar e dei ristoranti, infatti, non bastano a compensare la scomparsa di botteghe e piccoli negozi, che da sempre contribuiscono a definire l’identità dei quartieri.

Fei, la Federazione esercizi italiani, non usa mezzi termini: "Questa tendenza va fermata". La desertificazione commerciale, secondo l’associazione, non è solo un problema economico, ma anche sociale e culturale. La perdita di negozi storici e attività tradizionali rischia di svuotare i centri urbani, trasformandoli in luoghi privi di anima e identità.

Intanto, i numeri continuano a parlare chiaro. Tra il 2019 e il 2024, gli esercizi di commercio al dettaglio nei centri storici sono diminuiti in modo significativo, mentre le attività legate alla ristorazione e all’ospitalità hanno registrato un boom. Un cambiamento che, se da un lato riflette l’evoluzione dei consumi, dall’altro impone una riflessione sulle politiche da adottare per preservare il tessuto commerciale delle città.

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