Desertificazione bancaria, in Basilicata si chiudono altri quattro sportelli

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La Basilicata, come del resto vaste aree del Paese, affronta un progressivo e inesorabile spopolamento dei propri servizi finanziari, un fenomeno che, secondo il quattordicesimo rapporto dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, aggiornato allo scorso settembre, configura ormai un quadro di declino economico e di potenziale rischio per la coesione sociale. La fuga degli istituti di credito, che nel corso dei primi nove mesi del 2025 ha portato alla chiusura di altri quattro sportelli nella regione, si inserisce in un trend nazionale che ha visto scomparire, nello stesso arco temporale, ben 268 filiali, con un calo percentuale dell’1,4 rispetto alla fine dell’anno precedente. Un processo di svuotamento, questo, che procede di pari passo con le politiche di contenimento dei costi e con le fusioni tra gli enti creditizi, i quali, se da un lato perseguono una razionalizzazione della loro struttura operativa, dall’altro lasciano interi territori privi di un presidio fondamentale.

Un territorio nazionale sempre più scoperto

L’entità del fenomeno assume proporzioni tali da poter essere paragonata, per estensione geografica, all’area complessiva coperta da Lombardia, Veneto e Piemonte, dove l’assenza di sportelli bancari sta creando disagi sempre più marcati, specialmente per quelle fasce della popolazione meno avvezze all’utilizzo dei canali digitali. Gli anziani, i quali spesso necessitano di un contatto diretto per gestire le proprie pensioni o per compiere operazioni basilari, e le piccole imprese, che fondano sul rapporto di prossimità con la banca la loro possibilità di accedere al credito, sono i soggetti più colpiti da questo progressivo allontanamento. Il risiko degli accorpamenti, del resto, non fa che aggravare una situazione già di per sé critica, destinando a un isolamento finanziario crescente un numero di comuni che, stando ai dati, ha ormai superato la soglia dei 3.419.

L’allarme dalla Sicilia e dal Salento

La Sicilia, per citare un altro caso emblematico, non è rimasta immune da questa revisione commerciale del sistema, subendo anch’essa gli effetti di un vento che spira forte verso la desertificazione, con circa un milione di cittadini considerati a forte rischio di esclusione sociale. Allarmi analoghi giungono dal Salento, dove la Cisl di Lecce, per voce del suo segretario territoriale Antonio Perrone, ha sollecitato con forza la convocazione di un Tavolo in Prefettura, denunciando come la progressiva e inarrestabile scomparsa degli sportelli minacci l’accesso ai servizi finanziari essenziali e abbia forti ripercussioni sull’economia locale. Perrone ha esortato gli istituti di credito ad andare oltre i “proclami” e a dimostrare concretamente, nei fatti, il loro ruolo sociale, che non può prescindere dalla presenza sul territorio.

Le conseguenze per l’economia reale

La chiusura degli sportelli, al di là delle dichiarazioni di intenti, finisce per ledere in maniera profonda il tessuto dell’economia reale, privando artigiani, commercianti e liberi professionisti di un riferimento imprescindibile per le loro attività quotidiane e per i loro progetti di investimento. Senza un presidio bancario, molti di loro si trovano costretti a spostamenti lunghi e onerosi, con un aggravio di tempo e di denaro che pesa sulla già fragile competitività delle microimprese. È in gioco, in definitiva, la stessa tenuta socioeconomica di vaste zone del Paese, le quali, già gravate da altri problemi strutturali, vedono così venir meno un tassello cruciale per il loro sviluppo e per la quotidianità dei loro abitanti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.