Desertificazione bancaria: in Calabria chiuse 91 filiali in cinque anni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Calabria, come molte altre regioni del Mezzogiorno, continua a fare i conti con un fenomeno che, negli ultimi anni, ha assunto proporzioni sempre più preoccupanti: la chiusura degli sportelli bancari. Secondo i dati diffusi dall’Uilca, il sindacato dei lavoratori del credito, nel giro di cinque anni sono state chiuse 91 filiali nella regione, un dato che si inserisce in un contesto nazionale che vede una media di 76 sportelli chiusi ogni mese. Un trend che non accenna a fermarsi, tanto che nel 2024, come denuncia l’Osservatorio First Cisl, sono stati dismessi altri 508 sportelli in tutta Italia.

Il fenomeno, definito non a caso “desertificazione bancaria”, ha conseguenze dirette sui cittadini, soprattutto nei piccoli comuni, dove la presenza di una filiale rappresenta spesso l’unico punto di accesso ai servizi finanziari e assicurativi. Un recente sondaggio condotto dall’Uilca, che ha raccolto 2.400 interviste a livello nazionale (di cui 800 concentrate tra Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia), ha evidenziato come l’insoddisfazione degli utenti sia in netto aumento. Se nel 2023 nove utenti su dieci si dichiaravano scontenti, oggi la percentuale è salita al 100%, segnale di un malessere crescente che rischia di acuirsi ulteriormente.

Le ragioni di questa tendenza sono molteplici e vanno ricercate, in primo luogo, nella trasformazione digitale del settore bancario, che spinge sempre più verso l’online, riducendo la necessità di punti fisici. Tuttavia, non si può ignorare l’impatto delle operazioni di mercato, come le fusioni tra istituti di credito, che spesso portano alla razionalizzazione delle reti distributive. Un esempio recente è l’offerta pubblica di scambio lanciata da Bper per la Banca Popolare di Sondrio, operazione che, seppur rilevante dal punto di vista finanziario, potrebbe tradursi in ulteriori chiusure di sportelli.

Ma le conseguenze non si limitano alla scomodità per i correntisti. La riduzione delle filiali ha un impatto significativo anche sul piano occupazionale, con migliaia di posti di lavoro a rischio in un settore già sotto pressione. Inoltre, la scomparsa degli sportelli bancari dai piccoli centri rischia di accentuare il divario tra aree urbane e rurali, privando queste ultime di servizi essenziali e contribuendo al loro isolamento.

La situazione, già critica, potrebbe peggiorare ulteriormente nel prossimo futuro, soprattutto se si considerano le possibili aggregazioni bancarie annunciate nelle ultime settimane. Operazioni che, oltre a ridefinire la mappa della presenza bancaria sul territorio, potrebbero avere ripercussioni anche nel settore assicurativo, coinvolgendo grandi investitori privati e sollevando questioni di natura politica.

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