Desertificazione bancaria, la mappa muta con Iccrea in testa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il panorama finanziario italiano, che da anni osserva un progressivo e costante arretramento della sua rete tradizionale, ha registrato un ulteriore, significativo ridimensionamento nel corso dell’ultimo esercizio, scendendo, secondo i dati dell'osservatorio First Cisl, a un totale di 19.140 sportelli attivi alla fine del dicembre 2025. Il calo, quantificabile in 516 filiali in meno rispetto all'anno precedente, corrisponde a una riduzione del 2,6% e sancisce, dopo il già emblematico superamento della soglia delle ventimila unità, un nuovo record negativo in quella che ormai è una tendenza strutturale difficilmente reversibile. Una dinamica, questa, che non solo modifica gli assetti competitivi tra gli istituti di credito – con effetti rilevanti sui mercati locali – ma che, soprattutto, ridefinisce in modo profondo il rapporto tra servizi finanziari e territorio, lasciando ampie porzioni del Paese prive di un presidio fisico considerato, da molti, essenziale.

L'ascesa del gruppo Iccrea e le mosse dei big

Proprio all'interno di questo processo di contrazione, si è consumato un sorpasso destinato a segnare la geografia del settore: il gruppo Iccrea, mantenendo pressoché stabile il proprio apparato di filiali, ha infatti superato Intesa Sanpaolo, diventando il primo operatore per numero di sportelli sul territorio nazionale. Un primato, il suo, che giunge non tanto per una politica espansiva, quanto piuttosto per le consistenti retrazioni attuate dai concorrenti diretti. Nell'ultimo trimestre dell'anno, come sottolinea il rapporto, le chiusure sono state in larga misura riconducibili a Intesa Sanpaolo, mentre anche Banco Bpm ha proceduto con operazioni analoghe di razionalizzazione. Una tendenza che, stando alle informazioni note, non si arresterà nell'immediato, visto che Bper ha pianificato la chiusura di una novantina di sportelli nel solo mese di aprile 2026.

Un Paese a due velocità

Gli effetti di questa "desertificazione", termine ormai di uso comune per descrivere il fenomeno, non si distribuiscono in modo uniforme lungo lo Stivale, ma accentuano invece divari preesistenti, colpendo con maggior forza le aree già caratterizzate da fragilità economica o sociale. Le regioni del Mezzogiorno, insieme a quelle del Centro-Nord a più spiccata vocazione rurale o montana, pagano un prezzo particolarmente alto, vedendo spesso scomparire l'unico sportello presente in un intero comprensorio. Ciò comporta, inevitabilmente, un aggravio per i cittadini e le imprese di quelle zone, costretti a spostamenti più lunghi per accedere a servizi basilari o a dover ricorrere, non senza difficoltà, a strumenti digitali per i quali la connettività o la dimestichezza d'uso non sono sempre garantite.

Le conseguenze sul tessuto sociale

La progressiva scomparsa degli sportelli, al di là delle mere statistiche, rischia di innescare un circolo vizioso di marginalizzazione e di spopolamento, privando i piccoli comuni – che sono ormai 3.457, il 43,8% del totale, a non avere più una filiale – di un fondamentale presidio di socialità e di un indicatore di vitalità economica. L'assenza della banca, infatti, scoraggia nuovi investimenti e rende più complessa la gestione della vita quotidiana per una fetta non trascurabile della popolazione, in particolare per gli anziani, che costituiscono una porzione significativa degli abitanti di molti di questi borghi. Si tratta di un processo che, se da un lato risponde a logiche di efficienza e di riorganizzazione dettate dalla concorrenza e dalla rivoluzione digitale, dall'altro solleva interrogativi cruciali sull'equità dell'accesso al credito e ai servizi finanziari, pilastri di qualsiasi prospettiva di sviluppo sostenibile e inclusivo.

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