Tragedia all'Alpe Devero, monossido uccide un volontario del progetto Pasturs
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Redazione Interno
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La notte tra sabato 29 e domenica 30 agosto, un'isolata baita dell'Alpe Buscagna, incastonata tra le montagne dell'estremo nord del Piemonte a quasi duemila metri di altitudine, si è trasformata in una trappola letale. Una fuga di monossido di carbonio, probabilmente originatasi da un boiler, ha ucciso un giovane volontario milanese di 35 anni, Pietro Maria Fiori, e ha intossicato altre cinque persone presenti nella struttura.
L'episodio è avvenuto nel territorio comunale di Baceno, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, a un passo dal confine con la Svizzera, gettando nello sconforto la comunità locale e il mondo del volontariato alpino.
La dinamica dell'incidente nella notte
L'allarme è scattato intorno alla mezzanotte e mezza, quando Francesco Biondo, titolare dell'azienda agricola che gestisce l'alpeggio, è riuscito a contattare il numero unico di emergenza 112 nonostante lo stato confusionale indotto dall'intossicazione. La sua richiesta di aiuto, resa difficile anche dalla posizione remota della malga, ha dato il via a una complessa operazione di soccorso che ha visto mobilitarsi i vigili del fuoco, il soccorso alpino e i militari della guardia di finanza.
La baita, raggiungibile soltanto a piedi con circa un'ora di cammino dall'Alpe Devero, ha reso le operazioni di evacuazione particolarmente difficili; i feriti più gravi sono stati trasportati via elisoccorso, mentre gli altri sono stati accompagnati a valle per via terrestre.
Pietro Maria Fiori, il designer che amava la montagna
La vittima, Pietro Maria Fiori, era un product designer milanese che aveva trovato nella montagna una passione profonda, come lui stesso raccontava sui suoi profili social. Da alcuni mesi si era avvicinato alla corsa e alle sfide in alta quota, descrivendo le sue esperienze come "le avventure che amo, quelle che ti ricordano che basta poco per essere felici".
La sua presenza all'Alpe Buscagna non era casuale: Fiori aveva deciso di mettersi in gioco come volontario per il progetto Pasturs, una rete che unisce allevatori e giovani tra i 18 e i 45 anni per trascorrere alcune settimane in alpeggio, con l'obiettivo di migliorare la convivenza tra l'attività di allevamento e i grandi predatori come lupi e orsi. Arrivato in valle tramite la cooperativa sociale Eliante, Fiori si trovava a metà del suo periodo di volontariato e avrebbe dovuto rimanere nell'alpeggio ancora per una settimana.
Il bilancio dei feriti e le indagini in corso
Oltre a Fiori, nella baita si trovavano il titolare dell'azienda agricola Francesco Biondo e suo padre, due dipendenti e una ragazza di 19 anni, quest'ultima non coinvolta nel progetto di volontariato ma legata alla vittima da un rapporto personale e andata a fargli visita. Trasportata in condizioni critiche all'ospedale Niguarda di Milano, la giovane ha poi ripreso conoscenza e, secondo gli ultimi aggiornamenti, è fuori pericolo.
Anche le condizioni degli altri intossicati sono progressivamente migliorate: padre e figlio Biondo sono stati dimessi dall'ospedale di Domodossola, mentre per i due dipendenti si segnalano miglioramenti. Sull'incidente indaga il soccorso alpino della guardia di finanza di Domodossola, che ha posto sotto sequestro il boiler dell'acqua calda installato all'interno della baita, attorno al quale si concentrano i primi accertamenti per risalire alle cause della fatale fuga di gas. "È stata veramente una disgrazia. I boiler erano nuovi, erano stati installati da una ditta specializzata.
Bisognerà capire com'è successo", ha dichiarato Pierleonardo Zaccheo, presidente dell'ente Aree protette dell'Ossola, che gestisce il parco naturale dov'è avvenuta la tragedia.
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